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Serena Williams vittima di body shaming. E’ bufera

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<<A quell’età e col peso che oggi si porta addosso, non si muove certo come si muoveva 15 anni fa. Serena era una giocatrice sensazionale. Se avesse un minimo di decenza si ritirerebbe, da tutti i punti di vista>>. Parole shock quelle di Ion Tiriac verso Serena Williams. L’ex campione di tennis, ora imprenditore, durante un noto programma della televisione pubblica romena, Network of Idols, ha espresso queste dichiarazioni nei confronti della pluripremiata tennista statunitense, che nel 2021 compirà 40 anni.

Ma a quanto pare non è la prima volta che Tiriac si espone con dichiarazioni simili nei confronti di Serena, puntando il bersaglio contro la sua forma fisica. <<Con tutto il rispetto, se Serena pesa 90 chili io vorrei vedere qualcun’altra. Qualcuna tipo Steffi Graf>>. In quel caso la Williams aveva risposto per le rime tramite un’intervista per il New York Times: <<È un commento ignorante e sessista, che proviene da un uomo ignorante e sessista>>. Sta volta, invece, ad entrare in tackel sull’ex tennista romeno è stato il marito della campionessa a stelle e strisce, Alexis Ohanian, che ha dichiarato: <<Un commento sessista fatto da una persona ignorante. Ma è bello rendersi conto che nessuno presta attenzione a ciò che Ion Tiriac ha da dire. Ho dovuto fare una ricerca su Google…è venuto fuori che mia figlia di tre anni ha più vittorie dello Slam di lui>>. Una replica che non si è fatta attendere e che ha colpito in maniera dura e precisa come un fendente.

Tiriac purtroppo non è nuovo a questi spiacevoli teatri. Protagonista di tristi dichiarazioni che lo mettono sotto i riflettori. Ma non di certo sotto una buona luce. Le critiche sono arrivate come un fiume in piena da parte dei numerosissimi fan di Serena e dall’opinione pubblica che ha giudicato le espressioni di Ion Tiriac come offensive, un vero body shaming.

Il meglio noto come Bulldozer di Brașov è un personaggio controverso, con un carattere irriverente e senza peli sulla lingua. I millennials forse avranno difficoltà a ricordarsi di lui. Appartiene a un’altra generazione. Classe 1939, ha raggiunto il suo best ranking nel lontano 1968, sostando alla posizione n. 8. Una volta messa in soffitta la racchetta è stato anche mentore di Boris Becker, per poi fare fortuna come imprenditore ed entrare nella top list dei miliardari stilata da Forbes nel 2007. Ad oggi ha 81 anni, è presidente della Federtennis della Romania e proprietario del Mutua Open di Madrid, importante Masters 1000 spagnolo. Il suo patrimonio è senza dubbio immenso. La sua carriera da uomo d’affari è andata molto meglio di quella da tennista, dove è stato tra i migliori ma non il migliore.

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Lorenzo Musetti cede a Istanbul e cerca il riscatto ad Antalya

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Il diamante grezzo del tennis italiano, Lorenzo Musetti, prosegue la corsa di inizio stagione in Turchia. Dopo l‘eliminazione agli ottavi di finale nel torneo Challenger di Istanbul il tennista carrarese è in cerca di riscatto, pronto a voltare pagina. La sconfitta, infatti, ha bruciato e non poco. Arrivata contro un avversario decisamente alla sua portata. Si tratta del francese Benjamin Bonzi, n. 146 della classifica ATP. Il transalpino ha portato a casa il match con il punteggio finale di 6-1 6-4. Solo cinque i game conquistati dall’azzurro, che in poco meno di un’ora ha ceduto al 24enne di Nimes. Una sconfitta di certo inaspettata per Musetti che nel torneo turco rivestiva il ruolo di testa di serie. Un privilegio e una responsabilità al tempo stesso. Nel primo parziale non c’è stata storia. Il francese ha dominato. Nel secondo set, invece, c’è stato un tentativo di rimonta da parte dell’azzurro che è riuscito a strappare un break nella fase iniziale, per poi perdersi nuovamente e dare l’opportunità a Bonzi di recuperare lo svantaggio e servire per mettere la parola fine sulla partita.

Chiusa la parentesi di Istanbul per Lorenzo Musetti inizia una nuova e stimolante avventura: quella di Antalya. La città costiera turca, già palcoscenico ATP con il torneo 250 nella seconda settimana di gennaio, ospita un nuovo torneo, stavolta Challenger e con un montepremi di 44.820 dollari. Cambia anche la superficie, dal cemento di Istanbul si passa alla terra battuta. L’esordio del 18enne toscano è stato però rimandato a domani, causa pioggia. Il suo sfidante sarà il cileno Alejandro Tabilo, classe 1997 e n. 169 al mondo. Il sudamericano non dovrebbe costituire una grande preoccupazione per Musetti, che dovrà rimediare al passo falso compiuto nell’ultimo incontro. In palio c’è la qualificazione agli ottavi contro il vincente tra Escobedo e Ramanathan.

Nel tabellone figurano anche altri rappresentanti tricolore: Paolo Lorenzi (n. 150), Lorenzo Giustino (n. 154) e Alessandro Giannessi (n. 165). Tutti quanti ai blocchi di partenza per disputare il primo turno.

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Andy Murray dice addio agli Australian Open

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Niente Australian Open per Andy Murray. Il tennista scozzese è stato costretto ad abbandonare ogni speranza di giocare il primo Major della stagione. Non si conosce con certezza se Andy si sia già negativizzato ma quel che è sicuro è che non c’è più tempo a disposizione per partire alla volta dell’Australia e completare la quarantena di quindici giorni. A confermare la notizia è stato Stuart Fraser, giornalista del “The Sunday Times”. In un suo tweet ha riportato la dichiarazione del campione: “siamo stati in costante dialogo con la federazione australiana di tennis per cercare una soluzione che consentisse una qualche forma di quarantena praticabile, ma non siamo riusciti a trovarla“.

Tanta delusione, amarezza, sconforto. Questo il vortice di emozioni che ha travolto il tennista scozzese una volta appresa la triste notizia. Lui che ha fatto di tutto per inaugurare il suo ritorno in “pista” proprio agli Aus Open. Il torneo della ribalta e il torneo della condanna. Proprio a Melbourne, due anni fa, Murray si era infortunato e ritirato. Causa un fastidioso dolore all’anca che poi l’ha portato ad operarsi. Una stagione sfortunata in cui ha scongiurato il fantasma della racchetta appesa chiodo. Lo Slam australiano è sempre stato una chimera per Andy Murray che ha raggiunto il traguardo della finale per ben cinque volte senza però mai alzare al cielo il trofeo.

Lo scozzese nel mese di gennaio ha cercato di preservarsi al meglio, scegliendo di non partecipare al torneo ATP 250 di Delray Beach, in Florida, per evitare qualsiasi pericolo di contagio da Covid-19. Alla fine la strategia precauzionale è servita a poco perché Murray si è positivizzato (quasi sicuramente) nella sua casa sportiva, il circolo di tennis di Roehampton.

Il suo annunciato rientro sui campi da tennis, dunque, è irrimediabilmente rimandato. Non si sa quale e dove sarà la sua prossima apparizione agonistica. Quello che speriamo è che non tardi più di tanto.

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Filippo Volandri è il nuovo capitano di Coppa Davis

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“Ho la pelle d’oca. Io ho la fortuna di aver vissuto la Coppa Davis per tanti anni, quindi di esserci passato da giocatore. Ovviamente adesso dall’altra parte le responsabilità si amplificano un po’, però mi porto dietro tutti questi anni alla direzione tecnica del settore maschile, dagli over 16 in poi. E’ un bagaglio di esperienza importante”. Sono queste le parole di Filippo Volandri a Sky Sport. L’ex tennista livornese è stato scelto come nuovo capitano della nazionale azzurra per la Coppa Davis, il “mondiale” della racchetta.

Il neo-capitano apre una nuova era del tennis italiano, succedendo a Corrado Barazzutti che è stato al timone della squadra per ben 20 anni. Il tecnico di Udine è stato anche capitano di Fed Cup dal 2002 al 2016. Una carriera di tutto rispetto che ha visto crescere atleti del passato, del presente e del futuro. Il ringraziamento verso Barazzutti da parte della FIT è stato immediato e immancabile per una figura che ha dato tanto, tutto al tennis azzurro.

Ora toccherà a Volandri sapersi ripetere e far meglio del suo predecessore. Una ventata d’aria fresca di cui la FIT e il tennis azzurro avevano bisogno. “Ho festeggiato sul divano con i popcorn, mia figlia e mia moglie. E’ stato il miglior modo per festeggiare la buona notizia – ha detto Filippo -. Stiamo cercando di dare un senso di appartenenza a uno sport individuale. Lo è di squadra solo per quanto riguarda la Coppa Davis. Il senso di appartenenza glielo vogliamo dare 365 giorni l’anno. Quando si scende in campo si scende per una Nazione, per tutti i tifosi. Vorrei che questa squadra che sta per nascere sia la squadra di tutti gli italiani. Voglio che tutti ne facciano parte”.

La squadra degli italiani. La squadra di tutti. Questo il chiaro e forte concetto che il tecnico toscano vuole dare al Paese. Lui che ha dimostrato di lavorare in maniera brillante anche nei settori giovanili, forte del suo trascorso in ATP, con due titoli messi in bacheca e la memorabile vittoria contro Roger Federer agli Internazionali di Roma nel lontano 2007.

“Giocare la Coppa Davis non dev’essere solo un sogno ma qualcosa di realmente realizzabile”. Questo il messaggio di Filippo Volandri ai più piccoli. “Sappiamo che la squadra fa la differenza. Noi come federazione abbiamo collaborato con il settore privato, con gli allenatori privati. Voglio che si sentano realmente parte della squadra di Coppa. Nel mio progetto c’è l’andare anche nei centri di allenamento, non solo durante i tornei, per creare un senso di appartenenza, un’alleanza che deve durare tutto l’anno, non si deve ridurre solo alle settimane di Coppa Davis”.

Secondo quanto dichiarato dal nuovo capitano azzurro, inoltre, la competizione avrà inizio a febbraio con i turni di qualificazione. Sarà un’edizione particolarmente frammentata sia nelle tempistiche che negli spazi, con undici giorni dedicati al rush finale e diverse città ospitanti. Ad oggi si conosce solo quale sarà la sede di semifinale e finale: Madrid.

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