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Analisi Partite

Otto anni senza “BorgoGol”

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STEFANO BORGONOVO nasce a Giussano (MB) il 17 marzo 1964.
Cresce calcisticamente nelle giovanili del Como che nell’estate del 1984 (Stefano ha 20 anni) lo passa in prestito alla Samb.

L’”infinito lottatore” di Giussano, dal dribbling vincente e dalle reti impossibili, sarà l’ultimo idolo e “gladiatore” della “Fossa dei Leoni” dello stadio “Ballarin”, fortezza inespugnabile e teatro per oltre cinquant’anni delle gesta della grande Sambenedettese Calcio;

la Samb dei record d’imbattibilità del campo, quella della memorabile “SamBergamasco”, quella che lottava dal primo all’ultimo secondo di gioco allo stesso modo in cui ha lottato Stefano sul rettangolo verde e poi durante tutta la malattia…

E dal Ballarin, che chiude i battenti proprio con la partenza di Borgonovo, l’attaccante lombardo spicca il volo verso prati di gioco più prestigiosi, in Italia, in Europa e nel Mondo portando con sé tutte le qualità sbocciate, sviluppate e maturate in quell’anno con la maglia rossoblù della Samb, verso la quale avrà sempre riconoscenza, orgoglioso d’averla indossata.

Purtroppo, l’”infinito lottatore” di Giussano, dopo quasi dieci anni di dure battaglie, il 27 giugno 2013, viene sconfitto dalla S.L.A. (“la stronza” come lui la chiama), la “cruenta” malattia contro la quale il nostro campione ha combattuto strenuamente fino alla fine.

Ma, ne siamo certi, il suo CUORE ROSSOBLU continuerà a pulsare forte in tutti coloro che amano la Samb, quella che lui ha amato tanto!!!

“Muore giovane chi è caro agli Dei”.

Eternamente con noi, grazie “Borgo”!!!

TUTTI I NUMERI DI STEFANO BORGONOVO CON LA MAGLIA DELLA SAMB

TORNEO DI SERIE B 1984/85, L’ULTIMO GIOCATO DALLA SAMB AL “BALLARIN”.
GARE UFFICIALI DELLA SAMB: 38 di Campionato + 5 di Coppa Italia, primo turno.

Presenze totali: 38 (33 in Campionato + 5 in Coppa Italia).
Salta 5 gare: con Arezzo, Taranto e Lecce in trasferta e contro il Parma e il Taranto (per squalifica) in casa.
Esordio: 22 agosto 1984, Samb-Cagliari 0-2 (Coppa Italia).
Ultima gara: 16 giugno 1985, Parma-Samb 2-2.
Minuti totali giocati: 3290 (2885+ 405)
Sostituito: 8 volte (8+0), in casa con Lecce (al 36’st), Bologna (44’st) e Pescara (37’st); Fuori casa con Catania (38’st), Triestina (26’st), Varese (20’st), Cagliari (37’st) e Campobasso (37’st).
Entrato: 1 volta (0+1), in Coppa contro il Taranto in casa (al 1’st) (1-1).
Reti totali: 13 (13+0), di cui una su calcio di rigore.
Prima rete: 16 settembre 1984, Samb-Lecce 1-3 (gol dell’1-2 all’11’st).
Ultima rete: 16 giugno 1985, Parma-Samb 2-2 (gol del 2-2 al 35’st)
Espulsioni: 1 (1+0) il 2 giugno 1985 al 45’st di Samb-Arezzo 2-0 (36a giornata), arbitro Tullio Lanese di Messina.
Giornate di squalifica: 1 (1+0) il 9 giugno 1985, 37a giornata, contro il Taranto in casa (2-1).

Di seguito, in ordine cronologico, le tredici reti realizzate da Stefano Borgonovo con la maglia rossoblù della Samb: una su rigore, 5 in casa e 8 fuori, 6 nel primo tempo e 7 nella ripresa, una doppietta, undici decisive!!!!

1) 16 set 1984- 1a giornata- Samb-Lecce 1-3: realizzata all’11’ del secondo tempo (st) (segna l’1-2).
2) 23 set 1984- 2a giornata- Catania-Samb 1-1: 20’pt (1-1).
3) 14 ott 1984- 5a giornata- Samb-Cagliari 1-0: 24’pt.
4) 28 ott 1984- 7a giornata- Samb-Campobasso 1-0: 43’st su rigore.
5) 04 nov 1984- 8a giornata- Triestina-Samb 1-1: 5’pt (0-1).
6) 02 dic 1984- 12a giornata- Samb-Cesena 1-0: 33’st.
7) 23 dic 1984- 15a giornata- Varese-Samb 1-1: 41’pt (0-1).
8) 10 mar 1985- 24a giornata- Cagliari-Samb 0-1: 35’st.
9) 24 mar 1985- 26a giornata- Campobasso-Samb 0-1: 34’st.
10) 21 apr 1985- 30a giornata- Perugia-Samb 1-1: 10’pt (0-1).
11) 05 mag 1985- 32a giornata- Samb-Pescara 2-0: 29’st (2-0).
12) 16 giu 1985- 38a giornata- Parma-Samb 2-2: 24’pt (0-1).
13) 16 giu 1985- 38a giornata- Parma-Samb 2-2: 35’st (2-2).

Alla fine del torneo con la Sambenedettese, Stefano Borgonovo verrà insignito del “Guerin d’oro” , premio annuale istituito dal mensile calcistico italiano “Guerin Sportivo” ,come miglior giocatore del campionato di serie B 1984/85. Con lui, quell’anno, verranno premiati Diego Armando Maradona del Napoli (serie A) e Roberto Baggio del L.R.Vicenza (serie C1).

Luigi Tommolini


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Analisi Partite

L’utopia più realistica del calcio: Zeman di nuovo a Foggia

Eccolo di nuovo, l’eterno ritorno foggiano di Zdenek Zeman, si è compiuto ancora. Dopo la prima volta, stagione 1986/87, la seconda dal 1989 al 1994 e la terza nel campionato 2010/2011, ecco la quarta. Si, lui e Foggia, da soli, non sanno proprio stare

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I satanelli, sono il pacchetto di sigarette a cui il boemo, alla fine o di riffa o di raffa, deve tornare.

Come se solo lì avvertisse e sorseggiasse meglio quella nicotina, la nicotina dei suoi sogni.

Il non luogo più reale di tutti i non luoghi: si, Zeman sta a Foggia come l’utopia del filosofo reggitore di uno stato di Seneca a Roma o di Platone ad Atene.

Passano gli anni, cambiano le mode, la tecnologia fa passi da gigante, ma Zeman poi alla fine torna sempre a Foggia.

L’essenziale è invisibile agli occhi. Ma Zeman lo vede benissimo ed il suo essenziale, si chiama Foggia. Il piccolo principe è tornato dalla sua margherita.

Quando vi arrivò la prima volta, nell’estate 86, i portieri, mica erano bravi coi piedi, era già tanto se usavano, bene, le mani.

Adesso, le azioni partono dal basso, ma oh come è alto invece l’amore dei foggiani per il loro messia silenzioso e nicotinico.

In fondo Foggia, se lo coccola, se lo gode, poi lo vede riandare, ripartire, e allora si mette ad aspettarlo, ancora, un’altra volta, con maggiore attesa e un desiderio più dilatato dell’ultima volta.

Consapevole che solo lui e le sue infinite venute, possono redimerla dai suoi sbagli contingenti e dalle sue ataviche paure.

Si Foggia è la sua sigaretta più riuscita e meno scontata, più lunga e meno nociva, più lenta e più goduriosa.

Prima o poi quel pacchetto ritorna e lui non può fare a meno di fumarlo. L’ultima sigaretta? No, semmai la prima ed ultima vez insieme, scandite, nella coscienza foggiana di Zeman.

Foggia prima di essere una piazza, per lui, è l’idea, non una semplice idea ma l’Idea, quella che nel suo iperuranio calcistico ed umano, sta al vertice.

Lui, prima di essere un allenatore, per lei, Foggia, è un demiurgo, il primo a far vedere la luce di un altro ed alto calcio, a chi, fin lì, era vissuto solo nella caverna.

Ma, diversamente dal mito platonico, quella luce non ha abbagliato ed accecato ma illuminato e scaldato tutti i foggiani, tutta Foggia:

dal fruttivendolo alle edicole, dal sacrista al meccanico, dalle scuole agli scolari,dall’amministratore di condominio al condomino, si fa spazio al ritorno di Zeman.

Poi, quando ritorna, lo si vive, lo si segue,lo si tifa. Pronti, per quando andrà via, a riattendere, proci indomiti, il loro Ulisse intrepido.

L’eterno ritorno dell’uguale? No, l’eterno ritorno del boemo. Zdenek si è fermato a Foggia. Eccolo di nuovo.

Buon lavoro, mister.

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La Roma e il Trofeo Nazionale di Lega Armando Picchi 1971

Una Supercoppa Italiana degli anni ’70

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Tra i vari allori conquistati dalla Roma, uno consiste in una sorta di competizione antesignana della Supercoppa Italiana: il Trofeo Nazionale di Lega Armando Picchi del 1971. Organizzato nel mese di giugno del 1971 per commemorare Armando Picchi (il capitano della Grande Inter scomparso il mese precedente), nelle intenzioni degli ideatori tale torneo deve vedere la partecipazione di quattro squadre: le prime due classificate del campionato di Serie A e le prime due piazzate nel girone finale della Coppa Italia. In realtà, già in tale edizione d’esordio i criteri di ammissione non vengono rispettati, in quanto le partecipanti sono Roma, Inter, Juventus e Cagliari: le prime due classificate nella Serie A 1970-’71 sono Inter (campione d’Italia) e Milan, mentre la Coppa Italia (in atto negli stessi giorni del Trofeo Picchi) viene vinta dal Torino prevalendo sul Milan. Basandosi, invece, sull’annata 1969-’70, il quadro delle partecipanti sarebbe dovuto consistere in Cagliari (campione d’Italia), Inter (seconda classificata in Serie A), Bologna (vincitore della Coppa Italia) e Torino (secondo classificato nel girone finale della Coppa). Il format prevede due fasi: un girone all’italiana (con gare di sola andata) e le finali, rispettivamente per il terzo posto (tra la terza e la quarta in graduatoria) e per l’assegnazione del trofeo (tra le prime due). All’atto conclusivo accedono Inter e Roma, seppur con modalità diverse: i nerazzurri dominando (piegando per 3-1 la Juventus all’esordio, pareggiando per 1-1 con gli isolani e battendo per 2-1 i capitolini nell’ultima giornata del girone), i giallorossi soffrendo e ringraziando l’1-1 di Juventus-Cagliari, risultato col quale juventini e sardi si fanno del male a vicenda, consegnando ai romanisti un’insperata qualificazione alla finalissima. Il 29 giugno 1971, nel medesimo impianto dello stadio Olimpico di Roma, vanno in scena le due finali, rispettivamente con inizio alle ore 19:15 quella per la terza posizione Juventus-Cagliari e alle 21:15 la finalissima Inter-Roma: in pratica, si ripropongono le due sfide dell’ultima giornata del girone, ma con esiti diversi, in quanto la compagine piemontese si afferma per 2-1 (conquistando la terza piazza), mentre i romanisti fanno loro il trofeo prevalendo clamorosamente per 1-0 (grazie a una rete di Renato Cappellini al 6′) sui meneghini freschi campioni d’Italia. Nonostante il buon riscontro di pubblico, il Trofeo Nazionale di Lega Armando Picchi non verrà più riproposto: solamente a fine anni Ottanta vedrà la luce una competizione simile, denominata Supercoppa di Lega (ma nota informalmente come Supercoppa Italiana) e destinata a opporre annualmente in gara secca la compagine campione d’Italia a quella vincitrice della Coppa Italia (o alla finalista perdente, in caso di “doppietta” scudetto-Coppa).

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La Svezia colpisce ancora: liquidata la Polonia di Lewandovski, decide Claesson

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Svezia-Polonia 3-2: cronaca, tabellino e voti per il Fantacalcio

Una doppietta di Forsberg archivia il punteggio, Lewandowski pareggia e illude

SVEZIA3-2POLONIA

1T: 1-0

GOL: 2′ Forsberg (SVE), 14′ st Forsberg (SVE), 16′ st Lewandowski (POL), 39′ st Lewandowski (POL), 49′ st Claesson (SVE)

SVEZIA (4-4-2) Olsen; Lustig (69′ Krafth), Lindelöf, Danielson, Augustinsson; S Larsson, Ekdal, Olsson, Forsberg (78′ Claesson); Isak (68′ Berg), Quaison (55′ Kulusevski). A disposizione: Johnsson, Nordfeldt, Bengtsson, Svensson, Helander, Sema, Jansson, Cajuste. Ct. Andersson.

POLONIA (3-5-2): Szczęsny; Bereszyński, Bednarek, Glik; Jóźwiak (61′ Świerczok), Klich (73′ Kozłowski), Krychowiak (79′ Płacheta), Zieliński, Puchacz (45′ Frankowski); Lewandowski, Świderski. A disposizione: Skorupski, Fabianski, Dawidowicz, Kędziora, Linetty, Rybus, Kownacki, Helik. Ct. Sousa.

AMMONITI: Danielson (S), Krychowiak, Glik (P).

SAN PIETROBURGO

Gazprom Arena

La Svezia non si smentisce mai. Dopo l’Italia, un’altra vittima entra nel mirino dei gialloblu. Quella vittima si chiama Polonia, la nazionale di Lewandowski, Szczesny, Zielinsky e Glik, che soccombe a San Pietroburgo per gran parte della gara, la riacciuffa e poi si vede scoprire il bluff definitivo. Merito di un gran Olsen che, più volte nel corso della partita, si mostra magistrale nel salvare le occasioni, nonché da un gioco frizzante della Svezia in fase offensiva (soprattutto nella ripresa), e infine di un pizzico di fortuna nel finale che non guasta. Dall’altra parte, sfortuna per alcune decisioni arbitrali (come al 65′, sul 2-2 di Swierczok), cui fanno da contraltare le magie di Lewandowski che portano, alla fine, solo illusione e rimpianti.

SUBITO VANTAGGIO E POI RITMI BLANDI. Per vedere il gol non bisogna comunque attendere molto: palla al centro, due minuti, rimessa laterale, Forsberg vince due rimpalli e fulmina Szczesny con un diagonale potentissimo. Un duro colpo per la Polonia, che ora deve reagire: già al 9′ ha un’occasione con uno scatenato Lewandowski che, dopo un contropiede ed una volee a tutto campo, va vicino al pareggio con una botta dai 18 metri, parata da Olsen.

Segue, al 17′, una doppia traversa ospite: da corner di Zielinski, Lewandoski incorna, ma colpisce il palo alto, poi sul rimpallo successivo il centravanti del Bayern Monaco ritrova il pallone tra i piedi, ma nel tap-in alza troppo il tiro, trovando di nuovo la traversa. Tutto questo di fronte alla Svezia che si rilassa, e abbassa i ritmi giocando pressoché in difesa. Prima del finale di tempo, però, Olsen è chiamato a parare su sinistro angolato di Zielinski, riuscendo a far chiudere il primo tempo in vantaggio ai suoi.

RIPRESA DA FILM D'AZIONE. Freschi e carichi, i polacchi rientrano assetati di vendetta: 47′, apertura a centrocampo per Zielinski che tenta dalla distanza, tiro potentissimo che Olsen acciuffa. La Svezia non sta a guardare e cerca ora il raddoppio, approfittandone al 50′ di un errore in rimessa della Polonia con Isak, che si fa tutta l’area e colpisce, Szczesny risponde, Forsberg tenta il tap-in ma Lustig manda in corner. Un minuto dopo risponde Krychowiak, con un mancino rasoterra su cross di Jozwiak, con Olsen che para di reni. La Svezia continua a lottare, e al 59′ trova il raddoppio: rincorsa di Kulusevski per tutto il campo, lancio per Forsberg, piattone angolato e Szczesny ancora battuto.

Come dicevamo, però, la Polonia continua a puntare su Lewandowski, e il centravanti del Bayern trova il gol al 61′, su contropiede di Zielinski e destro a giro da posizione defilata, pallone che finisce dentro all’incrocio opposto. La Polonia ora ci crede, e Danielson ed Ekdal si perdono Lewandowski al 65′, che crossa per Swierczok, il quale insacca ma è in fuorigioco. Per il pareggio vero e proprio bisogna attendere all’84’, quando un’altra pecca della difesa permette a Frankowski, che scende sulla sinistra e rientra sul destro, di lanciare Lewandowski che, a tu per tu con Olsen, stoppa e segna il 2-2. Ci crede la Polonia, e tenta al 90′ il 3-2, ma il tiro-cross di Lewa finisce sparato via di reni da Olsen. Occasione che accende i veleni e i rimpianti al 94′, quando Kulusevski si beve Bednarek e Glik e, tocco per Claesson che segna all’angolino e regala il primo posto alla Svezia.

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