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Champions League

Non la solita City della gioia, il Dortmund tiene vivo il ritorno

A Manchester gara d’andata dei quarti tra City e Dortmund: padroni di casa avanti con De Bruyne, pareggio tedesco di Reus, nel finale, Foden fa 2 a 1, ma nulla è ancora deciso in vista del ritorno

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Non è sempre valido, anzi molto spesso è fallace, l’assioma per cui chi è dominus incontrastato in campionato, lo debba essere, quasi di diritto, anche in Europa. Splende l’azzurro di Manchester, il City ha ormai ammazzato la Premier con 74 punti, ben 14 in più dei rivali e concittadini dello United, ma In Europa, specie nel dentro o fuori o mata mata per dirla alla portoghese, non esistono domini nazionali incontrastati o regni che restino immacolati. Avvio sprint della squadra del giovane allenatore bosniaco Terzic (classe 83 e già in panchina), nuovo mister del Borussia dallo scorso dicembre all’indomani del capitombolo per 5 a 1 per mano dello Stoccarda, che tasta i guantoni di Ederson con un gran tiro di Bellingham.

Ma la tecnica dei ragazzi di Pep è una portata troppo invitante da non poter restare sul menù: Mahrez ordina sulla sinistra, proprio sulla linea di fondo campo, finta e cross, De Bruyne, che accorre a rimorchio, ne gusta tutto il sapore e la fragranza: City avanti. L’armata elegante ed azzurra vestita, avrebbe la possibilità di raddoppiare, ma il signor Hategan prima concede, poi toglie, dopo giudizio del Var, un rigore. Nel secondo tempo i gialloneri aumentano i giri del motore: palla lunga a Haaland, che come un tir voglioso, macina kilometri con la sfera tra i piedi, ma quando arriva sul più bello, cioè il tiro, trova ancora una volta Ederson. Il vichingo fa paura, la difesa del City, è avvisata.

Quando però gli inglesi ripartono, si salvi chi può. Può e vuole salvarsi il Dortmund, che con un intervento da applausi di Marwin Hitz,svizzero classe 87, parata su conclusione ravvicinata di Foden, mostra di essere ancora dentro la vita della partita. Ancora possibile palla del k.o. sui piedi di Phil Foden, che stavolta, apre però troppo il mancino: fuori. Così il Dortumd capisce che può provare a dire la sua: azione da mandare a memoria nelle scuole calcio: tocco corto di Bellingham, uno dei più attivi, per Haaland, che fa una cosa che riusciva molto bene a Luca Toni, difende palla e spalle alla porta, col mancino, la consegna all’accorrente Marco Reus: destro a battere Ederson in uscita.

Questa volta il portiere brasiliano non può nulla. Rete del numero 11 tedesco pesante come un macigno. Ma il City non si scompone e continua a giocare. Azione copia incolla del vantaggio, cambiano solo lato, il sinistro e gli interpreti, Gundogan, l’ex, nel ruolo di assistman e Foden nelle vesti di stoccatore: gol e 2 a 1 City, che al fotofinish vince, ma non è stato il solito rullo compressore e non ha impallinato di gol il Dortmund, che con quel gol di Reus, può pensare alla gara di ritorno con meno patemi e con più respiro.

Calcio

Taremi segna, ma passa il Chelsea

Gli inglesi vanno in semifinale

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Taremi segna, ma passa il Chelsea. I Blues passano in semifinale, ma il Porto porta a casa la vittoria, dopo aver eliminato la Juventus.

Ecco il tabellino.

Chelsea (3-4-2-1): Mendy; Azpilicueta, Rudiger, Thiago Silva; James; Kante, Jorginho, Chillwell; Mount(41’st Ziyech), Pulisic; Havertz (45’+1’st Giroud). A disposizione: Abraham, Alonso, Kepa, Caballero, Christensen, Hudson-Odoi, Emerson, Werner, Zouma. Allenatore: Tuchel

Porto (4-4-2): Marchesin; Zaidu, Pepe, Mbemba, Manafà (30’st Nanu); Grujic (18’st Taremi), Uribe , Sergio Oliveira (40’st Vieira), Corona(20’st Luis Dias); Marega (30’st Evanilson), Otavio. A disposizione: Baro, Fr.Conceicao, Leite, Martinez Toni, Ndiaye, Ramos, Sarr,. Allenatore: Conceicao

Marcatori: 45’+3’st Taremi

Ammoniti: Sergio Oliveira(P), Corona (P), Luis Diaz(P), Taremi (P)

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Champions League

Il Psg vive un Pochettino di rendita, Mbpappe fa il tornante, il Bayern esce a testa alta

A Parigi segna con l’ex Choupo-Moting e vince il Bayern ma va in semifinale il Psg in virtù del 2 a 3 in Baviera

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Al 68’ accade il momento più bello di tutta la partita: Mbappè fa uno scatto da far invidia al primo Usain Bolt: macina centimetri del Parco dei Principi con la velocità di un ghepardo affamato, ma il suo scatto, questa volta, non è finalizzato ad andare a far gol o per servire qualche assist, corre a perdifiato per andare a sradicare la corsa mozzafiato di Leroy Sanè, un altro che in quanto a velocità, non è secondo a nessuno. Il tedesco si era bevuto mezza fascia sinistra del Psg, e procedeva spedito verso la porta, quando dopo i primi due dribbling andati a gonfie vele, il terzo lo ha disinnescato Mbappè con un’ entrata, qui da far invidia al connazionale Lilian Thuram del mondiale francese del 98: Mbappè, ha corso per evitare una possibile azione da gol, lui, indiscusso goleador, si è sporcato le mani ed i tacchetti per fungere da tornante. Questo strappo difensivo vale quanto la doppietta in Baviera: sei campione se dentro la battaglia metti tutta la tua guerra e Kylian, lo è.

Dopo i due legni colti in rapida successione da Neymar, prima traversa al termine di un numero da circo poi palo su discesa con Mbappè,Il Bayern, il gol della speranza lo ha trovato in chiusura di primo tempo con un colpo di testa del camerunense Choupo-Mouting: dura lex, sed l’ex. Su questo episodio, i bavaresi, ancora privi del totem Lewa, hanno costruito il loro fortino. I parigini, hanno vissuto un pochino di rendita visto lo scalpo dell’andata, per la serie baguettes sotto braccio e via, ma il salame nel pane, ce lo ha messo la squadra di Flick, che nell’attesa di vivere il suo m’ama o non m’ama tra Bayern e nazionale del dopo Low, ha provato a giocarsela fino in fondo, contro i temibili ragazzi di Pochettino, che a fine impresa festeggia con ripetuti abbracci e pacche sulle spalle ai suoi cavalieri. Lui, che la Champions l’ha persa all’ultimo atto nel 2019 alla guida del Tottenham e les parisiennes, che la coppa l’hanno invece vista svanire nell’ultima finale proprio contro il Bayern, hanno un’immensa voglia di rivincita, un propellente in più.

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Champions League

La notte di Siviglia è tutta blu Chelsea

Al Sanchez Pizjuan di Siviglia, per le leggi anti covid che prevedono la disputa di alcune gare in campo neutro, il Chelsea regola il Porto con risultato all’inglese

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Se il Chelsea, alla fine di gennaio, per rimpiazzare mister Lampard, si è affidato alle cure di Thomas Tuchel, classe 73, un passato di difensore in squadrette tedesche minori, un perché c’è. Il tecnico tedesco, ex Borussia Dortmund ed ex Psg, che ha portato in finale dell’ultima Champions, poi persa contro il Bayern, ha un suo peso specifico e, cosa non secondaria per un’ allenatore, fa rendere gli elementi a sua disposizione al mille per mille. E il Porto?

Evidentemente, la grande abbuffata vissuta nell’aver estromesso madama, ha tolto tanto nel corpo e nello spirito. Inoltre, quanto è pesata l’assenza di Taremi, abile sia nel far salire la squadra che sotto porta. Questo si sente, si vede, si tocca con mano, sin dalle prime battute della sfida contro i londinesi, dove, un tiro improvviso di Uribe e un corner teso di Otavio, non è la stessa squadra corta e con il sangue negli occhi, che ha messo al tappeto i bianconeri. Marega, là davanti, non gode degli spazi vissuti in gara 1 contro la Juve. Il Chelsea, ha il merito di capire che i dragoni sono un po’ spenti e d’infilarli: Jorginho imbecca, con la classe dei giusti, Mount, che fa una cosa spettacolosa: fa sfilare il pallone col sinistro, guadagna l’area di rigore e col destro, a incrociare, buca Marchesin.

Giocata da altissima scuola e che rompe il fortino del Porto, dove Pepe, solo un colpo di testa sul quale è attento Mendy, non è l’asso pigliatutto apprezzato contro la Juve. I ragazzi di Sergio Conceiçao, cercano più volte la via del pari, ma mai credendoci davvero, i loro tentativi sono tutti prevedibili, sprovvisti della personalità che li ha portati ai quarti. Così, al tramonto della gara, Chilwell, approfitta di uno svarione del Tecacito Corona, entra come un rapinatore nella difesa lusitana, la taglia in due, scarta Marchesin e deposita in rete. E’ il gol dello 0 a 2, che mette i titoli di coda al match d’andata e forse alle speranze del Porto.

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