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Tennis

Nick Kyrgios, croce e delizia del tennis

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Nick Kyrgios. Personaggio controverso che vive di tennis ma non per il tennis. L’australiano classe 1995 ha da sempre fatto discutere per il suo carattere e gli atteggiamenti non politically correct mostrati dentro e fuori dal campo. Centottantasette centimetri di stravaganza che lo identificano come l’anti-campione per eccellenza. Contrariamente ai grandi fuoriclasse che aleggiano nelle zone alte della classifica ATP, Kyrgios vive la sua carriera in maniera edulcorata, senza mettere sul piatto particolari ed ulteriori sacrifici. Insomma, la sua è quella che si potrebbe definire l’arte dell’accontentarsi. Il tennis è il suo lavoro certo ma non una priorità in tutto e per tutto e questo l’ha sempre ribadito. Nel 2021 è tornato sui campi di Melbourne Park con una sola ed unica motivazione: divertirsi. Una scelta che fa sorridere dato che stiamo parlando di un professionista del circuito mondiale di tennis e non del ragazzino che partecipa al torneo regionale.

Nick Kyrgios

L’australiano è noto ai più per essere un one man show, sia nel bene che nel male. Quando gioca si diverte con gli spettatori e cerca di instaurare con loro un legame, intrattenendoli e trasformando una partita di tennis da evento sportivo a show tragicomico. Viene messo in scena un vero spettacolo a volte ben gradito, altre volte meno. All’amore spesso si è alternato l’odio. Un esempio clamoroso è quello del torneo di Tokyo 2016 quando Nick ha deciso di alzare bandiera bianca contro Mischa Zverev (il fratello maggiore del n. 7 del mondo Alexander). Durante quel match ha ceduto senza resistenza perché svogliato, buttando via punti fondamentali. Inevitabilmente dagli spalti è caduta una pioggia di fischi. Questi atteggiamenti di stizza e indifferenza lo hanno caratterizzato nei suoi otto anni di carriera ai massimi livelli, rendendolo un’icona. Genio e sregolatezza che però fin ora non hanno trovato un equilibrio.

John McEnroe

Ci sono stati nella storia del tennis altri giocatori dalla testa calda, come John McEnroe. Ma nel caso dello statunitense, simbolo sportivo degli anni ’70, il carattere fumantino era stemperato da un mare di successi. Nick Kyrgios, dal canto suo, colpevole della troppa esuberanza, non ha mai trovato la giusta balance, mettendo in bacheca sei titoli ATP e non entrando mai nella top 10. Probabilmente se ci mettesse quella buona dose di impegno che molti gli recriminano ad oggi sosterebbe in una zona della classifica totalmente diversa. Dalla attuale posizione n. 47 potrebbe aspirare tranquillamente alla top 5. Il talento non manca. E’ puro, cristallino. Ha tutto. Tecnica, fondamentali equilibrati tra loro, servizio potente e preciso, giocate rocambolesche, forza fisica. Carte vincenti che farebbero di lui un temibile competitor se solo coniugasse le qualità tecnico-fisiche alla testa.

A causa di diversi comportamenti, il 25enne di Canberra è stato sanzionato pesantemente. Nel 2015 è stato multato con 18.000 euro e una squalifica di 28 giorni per delle esternazioni ai danni di Stanislav Wawrinka. Quest’ultimo era stato messo al centro di un sipario poco felice in quanto Kyrgios aveva dichiarato che l’allora fidanzata dell’elvetico “si divertiva” con Kokkinakis. Un altro caso si è verificato in occasione del torneo di Cincinnati. L’australiano aveva perso le staffe nel match di secondo turno contro Karen Khachanov. La mancanza di autocontrollo gli è costata cara: 113.000 dollari di multa per aver lasciato il campo senza permesso, per condotta antisportiva e per aver detto oscenità. Con i suoi atteggiamenti Nick si è guadagnato anche diverse inimicizie, come quelle di Novak Djokovic e Rafael Nadal. Sul campione serbo Kyrgios si è espresso più volte e in negativo, definendolo come uno che vuole piacere a tutti i costi. La risposta del n. 1 ATP non si è fatta attendere. Durante una conferenza stampa pre-Australian Open Djokovic ha detto di avere rispetto del tennista australiano dentro il campo ma non fuori. Parole al veleno che arricchiscono ancor di più il profilo colorito di un tennista sopra le righe.

Novak Djokovic

Tennis

Miami: l’analisi del match tra Sinner e Hurkacz

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Termina in finale il percorso da sogno di Jannik Sinner a Miami. Il tennista altoatesino è stato sconfitto in due set per 7-6(4) 6-4 dal polacco Hubert Hurkacz dopo un ora e 45 minuti di gioco. Entrambi lasciano la Florida con il sorriso stampato sul viso. Il 24enne di Breslavia passa dalla posizione n. 37 alla n. 16, guadagnando 1000 punti e un premio pari a 300.110 dollari. Anche per Jannik il bicchiere non è mezzo vuoto. Dalla posizione n. 31 sale fino alla n. 23, a -3 dall’ingresso in top 20 e con un premio in denaro di 165.000 dollari.

L’analisi del match – La finale di Miami si apre con un break in favore di Hurkacz, che non si lascia sfuggire l’opportunità di passare subito in vantaggio. Il divario è di 3 game a 0 per il polacco. Sinner nella prima fase del match è impreciso, sbaglia troppo. In fase di costruzione del punto è impeccabile ma al momento di chiudere lo scambio commette errori non forzati. Troppi. Il giovane tennista di San Candido, a metà set, riesce a riprendere in mano le redini del gioco e recupera il gap con il polacco fino a portarsi sul 5-5 prima e sul 6-5 dopo. Il break conquistato è fondamentale e arriva in un momento del match cruciale e dove la tensione è palpabile. Il vantaggio però non dura molto. Jannik spreca il proprio turno di servizio, senza vincere nemmeno un punto e conclude il game per 0-40. L’opportunità di chiudere il set in favore va in fumo e subito dopo si entra nel vivo del tie-break. Hurkacz ringrazia e mette la firma su primo parziale, chiudendo il tie-break per 7-4, sempre grazie ad alcune defaillance dell’azzurro.

Il secondo set si apre sulla falsa riga del primo, con un break nei game iniziali. Sinner non appare al massimo della condizione, con scarsa concentrazione. Il 24enne di Breslavia si porta sul 3-0 e mette pressione al tennista azzurro, costretto ancora una volta all’inseguimento. Jannik riesce a ridurre il divario portandosi sul 4-3. Tenta di rimettersi in carreggiata ma Hurkacz tiene l’urto, lotta su ogni punto e non cede il break di vantaggio. Il secondo parziale si chiude per 6-4, con un errore finale di Sinner.

I due hanno dato spettacolo sul campo centrale del Miami Open, senza risparmiarsi. Bel gioco e tanti applausi per due tennisti tanto giovani quanto talentuosi, divisi da soli quattro anni di differenza. Sia Jannik che Hubert hanno modalità di gioco molto simili. Scambi lunghi, cambi di ritmo e accelerazioni imprevedibili. Tattiche a specchio che a questo turno hanno giovato al tennista di Breslavia. I due, inoltre, si conoscono molto bene. Fanno coppia nei tornei di doppio e si allenano anche assieme.

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Tennis

Sinner perde la finale

7-6 6-4 per il polacco Hurkacz

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Jannick Sinner perde la finale di Miami.

La sfida si è chiusa con il punteggio di 7-6 6-4 per il polacco Hurkacz in un’ora e 40 minuti di gioco sul campo in cemento dell’impianto dell’Hard Rock Stadium.

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Tennis

Master 1000 Miami: Sinner e Hurkacz si giocano la finale

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È il quarto teenager nella storia del tennis a raggiungere la finale di Miami. Jannik Sinner a soli 19 anni è riuscito a eguagliare campioni della portata di Andre Agassi (che vinse nel 1990), Rafael Nadal (finalista contro Roger Federer nel 2005) e Novak Djokovic (vincitore nel 2007). Tre fuoriclasse che da under 20 hanno messo la firma sulla finale del Master 1000 statunitense. Il tennista di San Candido arriva a questo prestigioso appuntamento al culmine di un percorso impeccabile. Si è conquistato gli applausi degli spettatori della Florida e i complimenti dei suoi avversari. «You are not human» («Tu non sei umano»), gli ha detto a fine partita, ai quarti di finale, Alexander Bublik, impressionato dalla performance dell’altoatesino.

Jannik Sinner

La finale – L’avversario di Jannik si chiama Hubert Hurkacz. Classe 1997. Ventiquattro anni compiuti l’11 febbraio scorso. Il polacco di Breslavia al momento sosta alla posizione n. 37, 6 gradini dietro l’azzurro. Sono amici dentro e fuori dal campo. Compagni di doppio, si stimano tantissimo. «Hurkacz è una bravissima persona, forse il miglior amico che ho sul circuito», ha affermato Jannik Sinner. «Jannik è un bravissimo ragazzo. Uno calmo, anzi, super calmo, super rilassato, che sta ottenendo i risultati che vedete grazie a un grande lavoro», ha risposto dal canto suo Hurkacz. Nonostante l’amicizia che li lega i due metteranno da parte i sentimentalismi per dare sfogo all’agonismo puro. Per il giovane polacco si tratta della terza finale in carriera. Le due precedenti – entrambe vinte – parlano americano. Una disputata a Delray Beach lo scorso gennaio e una a Winston-Salem nel 2019. Il terreno di gioco veloce degli Stati Uniti sembra portar bene al polacco, che ha iniziato al meglio questa nuova stagione e sembra non volersi fermare. In occasione del torneo di Miami ha dato ulteriore dimostrazione del suo periodo di forma, mettendo k.o. tennisti del calibro di Denis Shapovalov, Milos Raonic e due top 10 come Stefanos Tsitsipas e Andrej Rublev. La finale contro il suo grande amico Sinner sarà l’ennesima opportunità per brillare ed entrare per la prima volta nella top 20.

La scalata di Jannik – Tanto talento e un pizzico di fortuna. Nel main draw di Miami Sinner è partito con un bye. Poi ha affrontato in serie: Hugo Gaston (n. 162), Karen Khachanov (n. 22), Emil Ruusuvuori (n. 83), Alexander Bublik (n. 44), Roberto Bautista-Agut (n. 12). Tutti incontri disputati con intelligenza, costanza e una mentalità vincente. Partita dopo partita Jannik ha acquistato fiducia, esprimendo un gioco impeccabile. Completo e con cambi di ritmo imprevedibili. Il tabellone non è stato dei più impegnativi e questo ha certamente aiutato la scalata verso la sua prima finale in un Master 1000. Ad attenderlo c’è Hurkacz e non il favorito Rublev, sconfitto in semifinale dal polacco, dopo una brutta prestazione. La prima dopo 15 mesi di successi ininterrotti. Per il beniamino di San Candido questo rappresenta un grande risultato, a prescindere da quale sarà l’esito della finale. Se dovesse vincere entrerebbe a far parte della top 20, precisamente alla posizione n. 14. In caso contrario rimarrebbe fuori di un soffio, sostando alla posizione n. 22.

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