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Champions League

Nello stadio della ceramica, la dea ritrova la sua calce

La dea dopo il kappao interno contro la Fiorentina, si rialza subito in Europa. Pareggio di lotta, governo, intensità e volontà in Spagna contro il Villareal, campione d’Europa League in carica. In gol Freuler, pari di Trigueros, sorpasso iberico di Danjuma e nel finale Gosens, mette definitivamente le cose sul 2 a 2

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Alla faccia delle scorie per aver perso in casa contro la viola, e per giunta, con due rigori contro.

Non c’è tempo per recriminare ma il Gasp pensiero impone di trasformare la rabbia in energia nuova.

Il Villareal, la scorsa primavera, aveva vinto l’Europa League contro lo United ai rigori e poi, sempre dal dischetto, aveva perso, quest’estate, la Supercoppa europea contro il Chelsea, vincitore dell’ultima Champions.

Non proprio, la corazzata di Emery, un avversario morbido per esordire in Champions League.

Ma la dea, al terzo debutto in Champions, sa ormai come si affrontano certe gare.  

Pressing, inserimenti mirati, fiumi di intensità a go go. Anche lo stadio della ceramica, si accorge del peso specifico della Gasperini band.

Con la puntualità di un orologio svizzero, ecco il vantaggio. Non a caso, lo firma l’elvetico Remo Freluer. Dopo soli sei minuti di gioco.

L’Atalanta prende confidenza e l’aggressività orobica, irretisce gli spagnoli.

Solo Geromino Rulli, permette al sottomarino giallo di non affondare.

Dura mezzora solo però il sacro fuoco atalantino. La pars destruens di questa prima dea della nuova tornata Champions è infatti quella di arretrare il proprio raggio d’azione, proprio mentre tutto lasciava intravvedere il contrario.

IL Villareal, lo capisce subito e da vecchia volpe, azzanna subito. Trigueros, ristabilisce gli equilibri e pareggia.

Musso, sente la sfida con il collega argentino Rulli, e con una parata monstre su Moreno, non vuole essere da meno.

Nella ripresa, Danjuma, olandese di origine nigeriane ed ex Bournemouth, appena entrato, manda in orbita il sottomarino.

Qui inizia la seconda navigazione della dea: non c’è più il vento che soffia forte, ora bisogna andare di remi.

La dea è abile a cambiare abito, via la tuta dell’intensità, ecco la muta fatta di olio di gomito. Gosens, indovina il nuovo pari.

Finale rovente: Coquelin espulso, Moreno, ci prova ancora ma Musso, mostra denti e guanti.

Così nello stadio della ceramica, la dea ritrova i mattoncini della sua calce, indispensabile per imbastire nuove palazzine, in Europa e in Italia.  

Champions League

Agguato di don Rodrygo in extremis, ma l’Inter non è stata don Abbondio

L’Inter, che ritrova l’abbraccio del pubblico amico anche in Champions, lotta e se la gioca contro il Real fino alla fine. Però quando stacca un secondo la spina, al 90′, un gol volante e spettacolare confezionato dall’asse Camavinga –Rodrygo, fa prendere, ai primi tre punti, la strada di Madrid

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Un cuore e un cervello nerazzurro come lo zio Bergomi, spesso ripete questo adagio:

Se vinci, vinci, quando pareggi, pareggi, ma nel momento che perdi, impari“.

Cosa ha imparato l’Inter oggi? Una cosa fondamentale in questo gioco, a tutti livelli lo si pratichi: se te la giochi fino in fondo, puoi capitare di perdere, ma gli applausi della tua gente, sono di gran lunga più superiori dei rimpianti.

La resistenza, strenua, valorosissima dell’Inter, di fronte alle merengues è durata 90 minuti. Ma, queste merengues, sono risultati croccanti al punto giusto, un secondo dopo.

Il pasticcere ha un nome ed un cognome, Carlo Ancelotti. Toglie Modric: non vuole perdere, dicono i risultatisti.

Mette Camavinga, uno che sembra un bucaniere più che un fine dicitore. Sembra.

L’Ex Rennes e classe 2002, ci mette un amen per sguainare la genialata. Come se un militare diventasse, all’improvviso, un cantore.

Palla dolcissima e volante per Rodrygo, che di volè e senza farla rimbalzare, buca Handanovic.

Ecco la giocata trascendentale, quasi tolta, da quei piedi educati e puntuali all’appuntamento con l’istante, dall’iperuranio futbolistico e messa a disposizione degli ultimi minuti dei blancos al Meazza.

L’Inter non ha la forza per colpire, perché, forse, pensava, in fondo, di non essere più colpita.

Inzaghi, lo aveva del resto detto: “Non importa il passato e quello che è accaduto lo scorso anno tra Inter e Real“. Quando l’Inter di Conte, di fatto, prestò il fianco ai madrileni.

Dovremo scrivere una pagina di storia” aveva anche detto, Simone, alla vigilia.

L’Inter ha provato a scriverla, contenendo molto e creando qualcosina.

Milito, il principe, aveva rivelato che il Real poteva essere matato dal Toro. Lautaro, invece, ancora una volta quando le sfide si tingono di decisivo, tende ad autoescludersi, stessa sindrome, del resto, in passato sofferta da Dybala.

Ha sorpreso e non poco la tenuta difensiva degli spagnoli: qualcuno aveva, più di un dubbio, che senza Varane ed il santone Ramos, la casa blanca potesse essere messa a ferri e fuoco, in lungo e in largo.

Così non è stato, anche grazie ad un Thibaut Courtois, apparso molto più sicuro delle ultime sue gare all’europeo.

L’Inter ha sudato le sette camicie, ma contro queste corazzate, bisogna sudarne anche dieci, undici.

Certo, Rodrygo, da bravo e manzoniano capo dei bravi, ha segnato rompendo, all’ultimo, il fortino nerazzurro. Ma, l’Inter al contrario di quanto mostrato dal pavido prelato nelle pagine di don lisander, ha avuto un cuor di leone.  

Il Real sa e sempre saprà come si vincono questi match. L’Inter, questa Inter, è sulla buona strada per impararlo.  

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Calcio

Vince il Liverpool, Milan comunque a testa alta

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Il Milan si ripresenta in Champions League dopo sette lunghi anni. Si affaccia a questa competizione, iniziando ad Anfield contro il Liverpool. L’inizio degli uomini di Pioli é molto impaurito, soffrono il contesto e dopo nove minuti vanno sotto. Alexander Arnold crossa in mezzo, ma complice la deviazione di Tomori, la palla va in porta. Al minuto 14′, Bennacer devia il pallone con un braccio ed é rigore, ma dal dischetto, Salah si fa parare il tiro da Maignan che da fiducia al diavolo. Al minuto 42′ il Milan pareggia con Ante Rebic e due minuti più tardi, passa in vantaggio con Brahim Diaz, andando a riposo addirittura avanti. Nella ripresa, Salah al 49′ pareggia subito i conti, poi al minuto 69′ compie la controrimonta Henderson. Il capitano dei reds trova l’angolino basso e fa vincere la partita alla sua squadra, i rossoneri escono sconfitti, ma a testa alta.

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Champions League

Le parole di Ancelotti e Benzema

Il Carlo magno della Coppa dalle grandi orecchie definisce la Champions, “Illusion de madridismo”. Karim Benzema racconta: “Mi curo ogni giorno fisicamente e mentalmente e rivela “Aiuto Vinicius a diventare grande”.

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Un Carlo Ancelotti visibilmente riposato ha parlato ieri, in orario vespertino, nella sala stampa dello stadio Giuseppe Meazza, per introdurre, la sfida all’Inter, valida per la prima giornata di Champions dei suoi ritrovati blancos.

Le recenti esperienze al Napoli ed all’Everton, iniziate tra mille aspettative e finite in modo piuttosto opaco, non ne hanno certo avvilito l’animo, sensibilmente copetero e copetero di quella coppa con le grandi orecchie, che ha vinto due volte da giocatore (89 e 90 con il Milan degli immortali) e tre da allenatore (2003 e 2007 alla guida del Milan e 2014, la decima, proprio sulla panchina del Real).

“La coppa dei campioni rappresenta la illusion de madridismo”, dice dando il là alle sue risposte alle domande della stampa.

“El equipo”, cioè il suo Real, “esta bien”. E l’Inter? “E’ una squadra che ha mantenuto la stessa struttura, anche se ha cambiato allenatore, e che ha quindi nuovi stimoli”.

“Ha perso qualcuno ed ha preso qualcun altro, gioca bene, sarà una partita molto aperta”.

“Un favorito, per questa Champions? Difficile dirlo, certo che noi vogliamo competere al massimo”.

Non sarà della tenzone Marcelo, fermo ai box per infortunio.

“Vinicius? E’ cresciuto nell’essere più freddo davanti alla porta”.

La Champions, per il Madrid (tredici in bacheca) avrà sempre una “motivation especial”.

Conclude, Carletto, confessando la sua fede da bambino. “E’ vero, tifavo Inter, feci anche un provino con loro ma non mi presero, mi presero poi alla Roma. Anche quando ero al Milan, ho giocato contro di loro diversi derby, ma sempre con molto rispetto”.

Prima del tecnico di Reggiolo, ha parlato il puntero francese Karim Benzema.

“Mi curo fisicamente e mentalmente tutti i giorni”.

E al pallone d’oro, ci ha mai pensato? “E’ un sogno di chi gioca a questi livelli, ma se la squadra mi aiuta, ben venga. E’ un premio che non lo si raggiunge mai da solo”

Il numero 9 delle merengues taglia corto sul suo connazionale Mbappe, che è stato ad un passo da diventare anch’egli madrileno: “El partido de magnana”. Come a dire pensiamo alla gara di domani e basta.

La BBC, cioè Bale, Benzema, Cristiano? “Resterà sempre nella storia”.

E Vinicius? “E’ giovane ma già molto esperto, ha iniziato la lIga con gol e velocità, io sto spesso con lui, gli parlo, magari lo aiuto anche”.

Il girone? Nosostros y nosotros. Noi e noi. Cioè lui, Carlo Ancelotti e gli altri, che si sono poi allenati al Meazza, per l’ultima rifinitura prima del partitazo di questa sera.

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