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Calcio

La Samb perde a Macerata contro il Matelica. Rossoblù fuori dai PlayOff. Attesa per il futuro

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MACERATA –  Termina dopo il primo turno dei PlayOff il campionato travagliato della Samb.

I rossoblù in svantaggio dopo i primi minuti del secondo tempo riescono meritatamente ad acciuffare il pareggio con un grande gol di D’Angelo.

A dieci minuti dal 90° l’espulsione di Goicoechea per fallo da ultimo uomo spezza le gambe alla Samb che all’89° si vede assegnare un rigore contro per un presunto fallo di mani in area.

Moretti trasforma dagli undici metri e chiude di fatto la contesa.

Nei minuti di recupero i biancorossi portano a tre le marcature grazie alla rete di Thomas Alberti.

Tre a uno è il risultato finale.

La Samb avrebbe meritato almeno il pareggio ma non sarebbe bastato per qualificarsi al turno successivo.

La matricola Matelica continua il suo percorso mentre i rossoblù, nelle prossime ore, attendono di sapere quale sarà il futuro della Società….

Che non sia questa di oggi la gara d’addio al Calcio Professionistico: città, staff e tifosi non lo meritano.


LIVE

Primo Tempo
4 primo corner Matelica, Bordo prova la conclusione
10 ruba palla sulla trequarti la Samb che si presenta con Botta davanti a Vitali
13 ancora Botta prova dal limite contro Vitali, l’estremo di casa si allunga e blocca a terra
34 punizione di Botta dal limite, sfera alta sopra la traversa
38 Botta a fil di palo

Secondo Tempo
3 Lescano prova la girata, palla alta
4 Matelica in vantaggio: la sblocca Calcagni
11 corner Samb, testa di Cristini di poco a lato
12 dribbling di Leonetti che si libera al tiro sopra il montante
19 rasoiata di Angiulli, si allunga e blocca Vitali
21 si fa vedere Bacio Terracino
25 Pareggio Samb: D’Angelo dal limite lascia partire la conclusione che si insacca alla sinistra di Vitali
44 Matelica di nuovo in vantaggio: dal dischetto insacca Moretti
49 Terzo gol del Matelica: ad opera di Alberti servito da Balestrero


IL TABELLINO

MATELICA – SAMBENEDETTESE 3-1 (0-0)

RETI: 4’ st Calcagni, 25’ st D’Angelo, 44’ st Moretti (rig), 49’ st Alberti

MATELICA (4-3-3): 28 Vitali; 14 Tofanari, 4 De Santis, 18 Magri, 3 Di Renzo; 19 Calcagni (33’ st 2 Fracassini), 5 Bordo, 11 Balestrero; 7 Volpicelli (1’ st 29 Alberti), 17 Moretti, 10 Leonetti (33’ st 21 Peroni) .

A disposizione: 1 Cardinali, 6 Barbarossa, 8 Pizzutelli, 13 Santamarianova, 16 Baraboglia, 23 Franchi, 24 Seminara, 27 Maurizii, 30 Mbaye.

Allenatore Gianluca Colavitto.

SAMB (4-3-3): 22 Nobile; 18 Fazzi, 4 D’Ambrosio, 15 Cristini, 28 De Goicoechea; 14 Rossi (20’ st 16 D’Angelo), 23 Angiulli, 30 De Ciancio (9’ st 17 Padovan); 10 Botta, 32 Lescano (33’ st 11 Lopez) 33 Liporace (9’ st Bacio Terracino).

A disposizione: 1 Laborda, 12 Fusco, 3 Trillò, 6 Di Pasquale, 8 Chacon, 13 Babic, 25 Scrugli, 31 Lombardo.

Allenatore Paolo Montero.

ARBITRO: Sig. Daniele De Tommaso della sezione di Rimini.

ASSISTENTI: Sig. ri Alessandro Maninetti della sezione di Lovere e Francesco Rizzotto della sezione di Roma 2.

QUARTO UOMO: Sig. Alberto Rubén Arena della sezione di Torre Del Greco.

NOTE: gara a porte chiuse; prima del fischio d’inizio osservato un minuto di raccoglimento per la scomparsa del responsabile medico della Sambenedettese dottor Mario Capriotti; ospiti in divisa rossoblu e portiere verde; locali in divisa biancorossa, pantaloncini e calzettoni rossi e portiere bianco ; corner 2-1; espulso al 36’ st De Goicoechea per fallo da ultimo uomo; ammoniti Angiulli, Cristini, Moretti, Rossi, Tofanari, Leonetti e Magri; recupero 0’pt, 4’ st


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Calcio

Boniperti, una vita nel calcio: il ricordo della Juventus

La storia e i trionfi di un giocatore e di un Presidente

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Boniperti, una vita nel calcio. Questo il comunicato ufficiale della Juventus.

E’ la notizia che non avremmo mai voluto darvi.

Oggi, 18 giugno 2021, salutiamo per sempre Giampiero Boniperti, che si è spento a Torino, all’età di 92 anni: ne avrebbe compiuti 93 fra pochi giorni, il prossimo 4 luglio.

La commozione che in questo momento tutti noi stiamo provando non ci impedisce di pensare con forza a lui, a tutto ciò che il Presidentissimo è stato e sarà per sempre nella vita della Juventus.

Una figura indelebile, che da oggi si consegna al ricordo, perché sui libri di storia del calcio ci è finita già da tempo.

Perché quando esprimi un pensiero, e quel pensiero diventa parte del DNA della società a cui hai dedicato la vita, vuol dire che il tuo carattere ne è diventato identità e modo di essere. Per sempre.

Giampiero Boniperti, il campione che contribuì a fare scordar presto la guerra ai tifosi bianconeri («con la sua gentilezza e la sua classe prendeva in pugno la Juventus post-bellica, ed assieme ad essa partecipava a ridare luci di speranza per l’avvenire», scrisse Hurrà Juventus nel 1966) ha un curriculum calcistico che tutti conoscono.

Un giorno della primavera del 1946, a diciotto anni non ancora compiuti, partì da Barengo (dove nacque nel 1928) e venne a Torino per sostenere l’usuale provino nella Juventus. Era un calcio di pionieri, romantico e spensierato.

«Palpitava per i colori bianconeri e voleva diventare juventino», riporta il primo profilo sul magazine bianconero; il ragazzo ne avrebbe fatta, di strada. Quasi un anno dopo, al principio di marzo del 1947, Boniperti esordì in Prima Squadra contro il Milan, in un campionato che la Juve chiuse al secondo posto dietro a un imprendibile Torino. L’anno dopo Vittorio Pozzo già lo vestiva d’azzurro, a Vienna, contro l’Austria, dove si distinse inizialmente come ala destra di valore mondiale, poi come interno al fianco di Muccinelli nella Coppa Rimet (1950). Posizione che assunse – mattatore e regista allo stesso tempo – anche alla Juve, progressivamente, a partire dalla seconda metà degli anni ’50. Gli anni dei tre nomi, Boniperti, Charles, Sivori. Tre icone.

Migliore in campo, autore di una doppietta nella mitica partita di Wembley tra l’Inghilterra ed il Resto d’Europa (ed unico italiano al fianco di Nordahl, Vukas, Kubala, Zebec), Boniperti è stato centravanti di razza, dallo scatto possente e dal tiro forte.

Divenne capocannoniere in Serie A nel 1947/48, a neanche 20 anni, con 27 reti segnate. Fu il preludio al suo primo Scudetto (di cinque) con la maglia bianconera indosso, quello del 1950, il suo preferito.

Fu giocatore raffinatissimo, eppure micidiale. Tra Boniperti e il pallone c’era accordo su tutto. Era come se la sfera cercasse lui, e non viceversa, in quei punti del campo che lui solo pareva conoscere. Una volta confessò: «Quando ero più giovanottino, la porta era sempre larga per me ed i gol entravano uno dietro l’altro. Io tiravo ed era gol. Quando divenni adulto come giocatore, quindi più completo, la porta si fece più stretta. Evidentemente, dipese dal fatto che ci tenevo a fare il gol potente, col pallone che parte e non si vede più».

Preferiva essere l’ispiratore ed il regolatore del gioco, l’elemento base, il perno di tutto un congegno, la leva che metteva in moto il meccanismo. Svincolava il gioco dal fatto personale. E così sarebbe stato anche in futuro, quando alla Juve tornò da dirigente.

Chiuse la carriera nel 1961, da Campione d’Italia, a quota 179 reti. Aveva 33 anni, e appese le scarpe al chiodo con un cerimoniale semplice: «Ragazzi, smetto».

Temperamento inflessibile di un galantuomo estroverso in campo, rigorosissimo fuori.

Nel luglio 1971 iniziò per la Juve una seconda Era Boniperti: dopo gli anni da giocatore, quelli al timone del club, questa volta Presidente.

B come Boniperti, B come big. Con lui al timone, la Juve diventerà una grande, grandissima squadra europea e mondiale. Arriveranno Scudetti, sì, ma soprattutto le Coppe, continentali ed intercontinentali. Sedici allori nella bacheca di quella che divenne l’unica squadra ad aver vinto per prima tutte le competizioni UEFA.

Dirigente sorridente, prudente e riservato, è «stato il creatore di un collettivo in campo e fuori, fatto di professionalità, senza divi e senza fenomeni da baraccone. La Juve del lavoro e del sacrificio» (Hurrà Juventus, 1980). La Juve recuperata alla semplicità, fatta a somiglianza del suo Presidente. Una Juve che non voleva dire solo gioventù, ma divenne, una volta e per sempre, sinonimo di vittoria.

In questi ultimi anni è sempre stato vicino alla sua Signora. Il momento forse più toccante dell’inaugurazione dello Stadium è stato proprio quando, quell’8 settembre 2011, si è diretto verso una panchina al centro del campo, al fianco di un’altra leggenda bianconera, Del Piero, l’unico in grado di segnare di più di lui.

Scelse di raccontarci, in quell’occasione, il suo primo incontro con la Juventus. Si emozionò. E ci fece emozionare tutti.

«La mia vita nella Juventus», disse quel “settimino”, come era stato definito dopo aver segnato sette gol in amichevole ed essere stato subito messo sotto contratto dalla società bianconera, «è iniziata il 4 giugno 1946, e dopo 65 anni sono qui per abbracciarvi tutti, farvi i miei auguri e riportare ai giocatori la frase scritta su uno striscione, poco tempo fa. Vincere non è importante, ma è l’unica cosa che conta».

Lassù, ora, c’è un’altra stella nel firmamento bianconero che brilla a mostrarci la rotta: quella di Giampiero Boniperti, che ha speso una vita con la Juventus, per la Juventus, e che ha saputo sempre indicarle la via.

Grazie di tutto. Buon viaggio, Presidentissimo.

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Europei

Euro2020, le partite del 18 giugno

Tre incontri: alle 15, alle 18 e alle 21

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Euro2020, le partite del 18 giugno. Ricordiamo che le radiocronache potranno essere seguite su Rai Radio 1, Rai Radio 1 sport (sul web) e RTL 102.5.

Si parte alle ore 15

Svezia-Slovacchia in diretta su Sky Sport Football (satellite, digitale terrestre e internet) e Sky Sport 251 (satellite e internet)

Telecronaca Sky di Antonio Nucera

Secondo incontro alle ore 18

Croazia-Repubblica Ceca in diretta su Sky Sport Uno e Sky Sport Football (satellite, digitale terrestre e internet) e Sky Sport 251 (satellite e internet)

Telecronaca Sky di Pietro Nicolodi

In serata alle 21

Inghilterra-Scozia in diretta su Rai1, Sky Sport Uno e Sky Sport Football (satellite, digitale terrestre e internet) e Sky Sport 251 (satellite e internet)

Telecronaca Rai di Luca De Capitani e Manuel Pasqual.

Telecronaca Sky di Massimo Marianella, commento Massimo Ambrosini, inviato Filippo Benincampi.

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Lega Pro

B(entornata) Alessandria! I grigi di nuovo in B dopo 46 anni

Al termine di una doppia finale all’insegna dell’equilibrio e delle porte inviolate, ci vogliono i rigori per decretare chi, tra Alessandria e Padova, sarà l’ultima squadra a salire in cadetteria. La spuntano i grigi, dentro le mura amiche dello storico Moccagatta e dopo 46 anni, tornano in B

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L’ultima volta che il Moccagatta, dedicato all’ex sindaco Giuseppe Moccagatta, nel 1946 dopo la liberazione italiana dalle imposizioni fasciste, respirò aria di serie B, era il 26 giugno del 1975.

A Reggio nell’Emilia, si consumò lo spareggio contro la Reggiana, perso per 2 a 1. Era l’Alessandria di mister Anselmo Giorgelli e che tra le sua fila aveva anche Edj Reja.

Stop. Poi, il pane durissimo della C, l’onta delle serie minori e quella specie di mito di Sisifo da sopportare: giù a costruire il suo masso, salvo poi vederlo rompere dagli eventi.

Aveva ragione Eduardo Galeano: gli stadi vivono di memoria propria, serbano momenti e preparano sorprese.

Il Moccagatta, che ha visto giocarci dentro un giovane Gianni Rivera, voleva che l’orso grigio tornasse in B tra le sue mura, sul proprio terreno di gioco.

Il sorteggio, ha voluto che la gara decisiva, si disputasse proprio nel tempio antico e sempre nuovo del Moccagatta. E così è stato, al termine di 180 minuti dove tra i grigi ed il Padova, la situazione, permaneva, quasi incessantemente, a reti bianche.

Ci sono voluti i rigori, ci è voluto il pubblico amico, per spingere l’orso grigio in cadetteria.

La squadra piemontese, dal 2013 guidata da Luca Di Masi, fece parlare di sé , quando, nel 2016, riuscì prima ad eliminare Palermo e Genoa e Spezia e poi andò a giocarsi a San Siro, contro il Milan, la semifinale di Coppa Italia.

Un anno più tardi, ecco la finalissima di Lega Pro, l’ultima prima di questa, per salire, anche in quella circostanza, in B.

A Firenze, però, in gara secca, il 17 giugno 2017, la formazione allora allenata da Pillon, che era subentrato a Braglia, si fece emozionare dal miedo escenico scatenato dall’avversario, il Parma, che salì poi in B.

A distanza di quattro anni esatti, ecco questa finale, giocata con la formula del doppio confronto.

I grigi, questa volta, non sbagliano e dal loro aeroporto del Moccagatta, prendono il volo per la B.

E’ questa l’Alessandria di mister Moreno Longo, arrivato a testa bassa a gennaio al posto di Gregucci, del tuttocampista dai mille polmoni Mustacchio, di Stanco, Pisseri, Euesepi, Arrighini.

Come se il Moccagatta, avesse scelto, esso stesso, di riportare i suoi grigi a riveder le stelle.

Bentornata! Alessandria, Ascoli, Como, Lecce, Monza, Parma, Ternana e tante altre: in B, l’anno prossimo, ne vedremo delle belle.

Al termine di una doppia finale all’insegna dell’equilibrio e delle porte inviolate, ci vogliono i rigori per decretare chi, tra Alessandria e Padova, sarà l’ultima squadra a salire in cadetteria. La spuntano i grigi, dentro le mura amiche dello storico Moccagatta e dopo 46 anni, tornano in B

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