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La guerra e il sogno

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La guerra e il sogno

Ho sentito che non solo l’avete fatto con gioia ma che credete che avete il diritto di farlo! Ma cosa avete lì dietro? Un apparecchio radar? In una pubblicità di qualche anno fa, in un momento di sport c’era un bambino che giocava in una piazza con molti giocatori famosi, suoi idoli e che poi al richiamo della madre che suonava più o meno così: “ Josè sali su!” la piazza tornava vuota. Rimaneva come oggi solo la fantasia, la passione del ragazzo.  Sembrava volesse dire: “potete togliermi tutto, ma non quello che porto dentro di me”. Pagherebbero non so quanto i ragazzini e le ragazzine per sapere in quale parte del nuovo mondo si trovi utopia. Tu fai due passi e la insegui, e lei ne fa altri due e avanza, ma muove le cose anche nel calcio. Non ce ne sarebbe uno che non si impegnerebbe allo spasimo, con dedizione per portarla a gara con i loro sogni sino alla luna.

Un bombardamento di odori evocativi che li riporta indietro più veloci di un Boeing. Ogni sport ha infatti un odore e bisogna riconoscerlo. Non è un odore assoluto. E’ un misto di circostanze e sensazioni, una miscela di romanticismo. Gli odori dello sport e dei campi di autunno chiusi che scaldavano il cuore agli ultimi ragazzini romantici. Quelli che citavano Carducci e non calpestavano le coltivazioni.

E adesso per la salute dei grandi che è il primo dovere della vita, fermiamo i più piccoli quale deformazione del senso dell’equità. Già, l’uguaglianza non esiste dove l’affare di chi possiede è più forte e costringe sempre alla resa chi è più piccolo, pur essendo gli ultimi di gran lunga migliori, seduti a mo  di panca su un cumulo di zolle erbose. Scriveva qualche anno fa il mio amico Prof : “nel momento in cui facciamo fare attività sportiva o motoria ai ragazzi, dobbiamo avere la consapevolezza che in quella attività di “muscoli e polmoni” si nascondono altre cose, ossia i valori invisibili che scendono in campo”. In questo modo invece, mentre cerchiamo di uccidere i loro sogni li abbandoniamo allo sterminio dei cosiddetti galantuomini dal momento che poi costoro si trovano lontani dal mare e circondati dai monti in un pezzo di regione abbastanza fertile.

A che cosa si ridurrà la loro felicità? Viene intanto al pettine il problema dei problemi, qui dove tutto si misura col denaro, quando possiamo ammirare il fulgore, senza dire del sole, di una qualunque stella talentuosa che può nascere. Che il lupo rinfacci all’agnello di sporcargli l’acqua anche quando il lupo è in alto e l’agnello è in basso è una pratica che aveva descritto Fedro (non quello del GF) e che funziona sempre. La vita sta diventando una specie di reality show, nel quale in ogni momento siamo chiamati a nominare, giudicare, classificare. Dove è il problema? Nel fatto che tutto quello che non è valutabile con un numero viene a poco a poco escluso dal governo della quotidianità. E’ una vita fatta di percentuali, ma stiamo perdendo di vista la qualità, la fantasia, la passione che non sono numeri, ma esistono.

Considerare lo sport e il gioco al servizio della persona è la via da scegliere per garantire ai più giovani motivazioni durature nel tempo verso il movimento e l’acquisizione di comportamenti etici finalizzati al proprio benessere e alla convivenza civile. Con i giovani si deve programmare a lungo termine considerando che i frutti degli investimenti si potranno avere col tempo, col tempo di sport. Lo sport è una scuola di vita in cui si acquisiscono le regole per stare in mezzo agli altri. Personalmente mi ha dato dei valori fondamentali e mi ha fatto crescere. Mi ha insegnato il rispetto e la gratitudine. Lo sport nella versione più pura ed essenziale premia il merito, l’impegno, la costanza, la dedizione. Premia chi non si arrende. La magia del calcio non è solo quella degli stadi strapieni o vuoti, dei numeri con cui ci deliziano i campioni. E’ un qualcosa di intimo, di personale che solo un pallone può regalare. A me spesso ritornano in mente i versi del poeta Guccini nell’avvelenata; “di solito ho da far cose più serie, costruire su macerie, o mantenermi vivo”.                    

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Le parole degli allenatori

Le conferenze stampa post partita di Bonera e Prandelli

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Bonera: “Grande passione e professionalità del gruppo. Saelemaekers sorprende anche dal punto di vista tecnico

Diversamente dalle ultime gare, la nostra domanda, che verteva sulla crescita costante della difesa, non viene letta questa volta dall’uffico stampa rossonero. Ma poco male, l’importante, è essere presente dal vivo. Daniele Bonera parla del sacrifico e del lavoro, alla base di questo primato.

Sulla presenza di Tonali dal primo minuto, l’ex difensore bresciano, afferma: “A Tonali serviva un po’ di tempo, veniva da tutto un altro tipo di gioco. Poi prosegue il vice del vice di Pioli: “E’ sempre importante migliorarsi, sono contento del gruppo, per la grande passione e professionalità che ci mette. Infine, il Bonera pensiero su Saelemaekers: “Sapevamo delle sue grandi qualità fisiche ma ci sta sorprendendo anche per le sue capacità tecniche, sa giocare con entrambi i piedi”.

Prandelli: “Non siamo riusciti ad aprire la partita, ma nello stesso tempo, non abbiamo mai mollato

Questa volta, come non avvenuto in calce a Milan-Verona, la domanda del sottoscritto viene invece posta al mister della squadra avversaria, Cesare Prandelli. La domanda, è questa: “Qual’è il bagaglio esperienziale che ti porti via da questa tua prima nuova trasferta?”.

Porto via qualcosa di di buono ed altro da cui dobbiamo migliorere, porto che dobbiamo migliorare e capire come difendere come squadra, come attaccare, aspetto più importante è che non abbiamo mollato, potevamo soccombere. Abbiamo fatto un buon primo tempo, avuto due nitide palle gol con Vlahovic e Ribery ma c’è stato un super Donnarumma. Non siamo riusciti ad aprire la partita ma allo stesso tempo non abbiamo mai mollato”. Chiedono poi al tecnico di Orzinuovi lumi sul gol che non arriva.

Il gol non arriva, ma non è per un solo giocatore, dobbiamo attaccare l’area di rigore con più giocatori, dobbiamo anche recuperare Callejon e Ribery, al cento per cento, poi accorceremo meglio con i nostri centrocampisti. Il gruppo lo si aiuta cercando di convincerli che c’è una strada da percorrere e tutti assieme. Non abbiamo mollato, e questa è una cosa importante”.

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Calcio

Milan sempre più primo, Viola sempre peggio

Un ottimo Milan doma una Fiorentina davvero opaca

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Si salutano a fine partita calorosamente Davide Calabria e Patrick Cutrone, ex compagni al Milan e buoni amici. Il Milan, invece, saluta tutti e scappa. Ora, i punti sono 23, 21 i gol fatti, 8 quelli subiti. Ventunesimo risultato utile consecutivo dopo il lockdown, più 5 sulle seconde Sassuolo e da ieri Inter. Si, il diavolo sembra aver messo le marce pesanti alla propria classifica. Felicità mista a compattezza, come si evince dal gesto di mister Pioli, che subito dopo la fine della gara, con la squadra ancora in campo, chiama telefonicamente per complimentarsi con gli interpreti e con il comandante in terza, Daniele Bonera.

Giusto un saluto, nessun volo pindarico o energie da spendere in inutili salamelecchi, ma via sotto la doccia per chi ha giocato e sotto a correre avanti e indietro nel manto di San Siro, sul quale intanto scende la sera, per chi invece oggi è stato impiegato con scarso minutaggio. Vola così, dirompente ma discreto, concentrato ma non spaccone, il primo della classe del campionato, che ne siamo certi, dopo le inevitabili ore di riposo, penserà già al prossimo impegno, la Samp a Genova.

Si era detto e stra detto che si sarebbe rivelata pesante l’assenza del satanasso Ibra, ma invece, forse anche per far vedere allo svedese che anche loro sono all’altezza, i suoi compagni interpretano splendidamente la gara contro la viola. Dopo un avvio più di calci che di calcio, impreziosito dall’interruzione al minuto 10 della partita: per onorare al meglio Diego Armando Maradona: giornalisti tutti in piedi mentre scorre il profilo del dies sul tabellone, ecco che intorno al quarto d’ora il Milan inizia ad imprimere il suo ritmo. Sugli sviluppi di un corner, Romagnoli di cabeza, mette dentro. Sesto gol di testa nella sua carriera per AR13, testa e tempra, da capitano.

Tonali, la novità dell’ultima ora, al posto dell’infortunato Bennacer, detta a due tocchi i tempi, la squadra quando sale, fa male. Così Saelemaekers, energia e corsa da vendere, lanciato in porta viene atterrato da Pezzella, giallo per l’argentino e rigore. Non c’è Ibra e dunque il designato alle estreme punizioni è l’ivoriano Kessie, che da queste parti chiamano KK. Tiro centrale e rete, la terza per lui in questo torneo. La viola reagisce con un’azione in solitaria di Callejon sulla destra, ma non è la stessa viola spigliata di un anno fa dove qui e sempre contro il Milan, fece faville e d’altro canto davanti non ha il Milan dello scorso anno. Milan fresco nel palleggio, cinico nelle giocate. La viola oggi di bianco vestita, lo soffre terribilmente. Su una di queste, Caceres è costretto a fermare vistosamente Theo Heranandez. Abisso indica senza indugi il dischetto. Ancora Kessie sulla palla ma stavolta è bravo Dragowski che ne indovina distendendosi alla sua sinistra l’angolo. Le mani del polaccoo sembrano riattivare i piedi e il morale dei suoi compagni. Sembrano.

La viola non riuscirà, nemmeno nel secondo tempo, a scrollarsi di dosso i suoi patemi. Prandelli le prova tutte, buttando dentro Cutrone, Borja Valero, Koumè, ma niente. La Fiorentina, sembra la Nike di Samotracia. Anche pregevole a vedersi ma spuntata, farcita di mille centrocampisti ma sprovvista del puntero dal kilelr instinct, utilissimo in giornate come queste. Vlahovic, che ha colpito nel primo tempo un palo, appare più che altro un esterno dalle lunghe leve.

C’è è vero Ribery, che avrebbe l’occasione pe rridurre lo svantaggio ma il suo cucchiaio in movimento sulla mancina, trova in Donnarumma un forte oppositore: lo scorso anno giocavano per lui, ora, tutti, giocano un po’ per sé stessi. Quando il francese usciva nell’ultimo Milan-Fiorentina prima di questo, con il pubblico di san Siro che lo applaudiva: ora, invece, esce mestamente, al di là del pubblico, è la Fiorentina tutta troppo timida e lui così predica nel deserto. L’unica pecca di questo Milan sette bellezze? Il fatto di essere troppo narciso là davanti, tanti, troppi palloni sprecati e così non si chiudono le pratiche.

Il migliore: Saelemaekers. Caspita, chi lo ferma Alexis? Non solo corsa ma anche sterzate che non t’aspetti e il merito di procurare il rigore che taglia la gambe alla viola.

Il peggiore: Castrovilli. Da uno come lui e con la 10 sulle spalle, ci si aspetta qualcosa di meglio. Strappi ridotti al lumicino, zero tiri. La squadra ha bisogno di un altro Castro.

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Calcio

Virtus Francavilla- Teramo, pareggio per 1-1

Pareggio degli abruzzesi in Puglia

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VIRTUS FRANCAVILLA (3-5-2): 1 Crispino, 15 Delvino (82′ 25 Calcagno), 3 Pambianchi, 17 Caporale (Vk); 7 Giannotti, 27 Di Cosmo (86′ 11 Mastropietro), 4 Zenuni, 6 Castorani (74′ 16 Franco), 19 Sparandeo; 9 Vasquez, 10 Perez (K).
A disp.: 22 Costa, 5 Celli, 8 Carella, 14 Buglia, 20 Ekuban, 26 Puntoriere.
All.: Trocini.

TERAMO (4-2-3-1): 22 Lewandowski, 23 Diakite, 5 Soprano, 26 Piacentini (46′ 18 Lasik), 3 Tentardini; 6 Arrigoni (K), 21 Santoro; 17 Di Francesco (69′ 9 Cappa), 10 Bombagi (83′ 36 Gerbi), 8 Costa Ferreira; 11 Pinzauti (69′ 32 Bunino).
A disp.: 1 Valentini, 4 Trasciani, 7 Mungo, 25 Birligea, 27 Di Matteo, 28 Viero, 33 Iotti.
All.: Paci.

Arbitro: sig. Marco D’Ascanio di Ancona.
Assistenti: sigg. Amir Salama di Ostia Lido (RM) e Francesco Valente di Roma 2.
Quarto uomo: sig. Gianluca Grasso di Ariano Irpino (AV).

Marcatori: 3′ Castorani (F), 37′ Di Francesco (T).
Ammoniti: Castorani (F), Diakite (T), Vasquez (F), Soprano (T).
Espulsi: –
Recupero: 1’pt, 3’st.

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