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Champions League

Il Psg vive un Pochettino di rendita, Mbpappe fa il tornante, il Bayern esce a testa alta

A Parigi segna con l’ex Choupo-Moting e vince il Bayern ma va in semifinale il Psg in virtù del 2 a 3 in Baviera

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Al 68’ accade il momento più bello di tutta la partita: Mbappè fa uno scatto da far invidia al primo Usain Bolt: macina centimetri del Parco dei Principi con la velocità di un ghepardo affamato, ma il suo scatto, questa volta, non è finalizzato ad andare a far gol o per servire qualche assist, corre a perdifiato per andare a sradicare la corsa mozzafiato di Leroy Sanè, un altro che in quanto a velocità, non è secondo a nessuno. Il tedesco si era bevuto mezza fascia sinistra del Psg, e procedeva spedito verso la porta, quando dopo i primi due dribbling andati a gonfie vele, il terzo lo ha disinnescato Mbappè con un’ entrata, qui da far invidia al connazionale Lilian Thuram del mondiale francese del 98: Mbappè, ha corso per evitare una possibile azione da gol, lui, indiscusso goleador, si è sporcato le mani ed i tacchetti per fungere da tornante. Questo strappo difensivo vale quanto la doppietta in Baviera: sei campione se dentro la battaglia metti tutta la tua guerra e Kylian, lo è.

Dopo i due legni colti in rapida successione da Neymar, prima traversa al termine di un numero da circo poi palo su discesa con Mbappè,Il Bayern, il gol della speranza lo ha trovato in chiusura di primo tempo con un colpo di testa del camerunense Choupo-Mouting: dura lex, sed l’ex. Su questo episodio, i bavaresi, ancora privi del totem Lewa, hanno costruito il loro fortino. I parigini, hanno vissuto un pochino di rendita visto lo scalpo dell’andata, per la serie baguettes sotto braccio e via, ma il salame nel pane, ce lo ha messo la squadra di Flick, che nell’attesa di vivere il suo m’ama o non m’ama tra Bayern e nazionale del dopo Low, ha provato a giocarsela fino in fondo, contro i temibili ragazzi di Pochettino, che a fine impresa festeggia con ripetuti abbracci e pacche sulle spalle ai suoi cavalieri. Lui, che la Champions l’ha persa all’ultimo atto nel 2019 alla guida del Tottenham e les parisiennes, che la coppa l’hanno invece vista svanire nell’ultima finale proprio contro il Bayern, hanno un’immensa voglia di rivincita, un propellente in più.

Calcio

Mendy respinge Benzema ed il Real Madrid: il Chelsea vola in finale di Champions League

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Sarà un derby tutto inglese la finale di Champions League 2020/21: il Chelsea elimina il Real Madrid con un netto 2-0 allo Stanford Bridge, dopo l’1-1 dell’andata, e raggiunge il Manchester City nell’ultimo atto della competizione europea. La squadra di Tuchel è una vera e propria macchina da guerra a partire dal portiere, Mendy, che è uno dei principali protagonisti del match con due super paratoni su Benzema nel primo tempo, prima che i blues passassero in vantaggio con Werner. Poi se in difesa hai Thiago Silva e Rudiger che guidano alla perfezione Christensen tutto viene più semplice. Quasi è inutile parlare di Kante che si incastra alla perfezione alla tecnica stupenda di Jorginho: una coppia complementare che si sposa meravigliosamente con la fantasia dei giovani terribili come Havertz, Mount e Werner. Frank Lampard aveva modellato questo gioiellino di squadra, Tuchel lo ha perfezionato e ne ha esaltato maggiormente i tanti pregi. Per il tecnico tedesco è la seconda finale di Champions League consecutiva con due squadre diverse.

Nei 180′ minuti il Real Madrid è stato asfissiato dal pressing del Chelsea, la qualità e la tecnica del centrocampo non sono riusciti a fare la differenza nonostante sia ancora tra i reparti più forti d’Europa. Finirà l’avventura con i Blancos di Zidane? Solo il tempo lo dirà, intanto i tifosi juventini già si esaltano.

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Champions League

Un Mahrez azzurro sfocia nell’oceano della sua prima finale di Champions

Nevica a Manchester, il clima forse ci aveva visto lungo: City che batte un Psg orfano di Mbappè e con un Neymar più narciso che utile. Fa tutto Mahrez, un gol all’andata e questa doppietta a spedire lui e i suoi compagni in finale

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I don’t believe that anybdy feels the way I do about You now” Non credo che nessuno provi per te quello che provo io adesso, così finisce la prima strofa di Wonderwall, la canzone di Noel Gallagher degli Oasis, inno ufficiale dei citizens, che appena Kuipers ha messo in bocca il fischietto, ha iniziato a pompare forte dalle casse di Ethiad.

No, davvero nessuno come i fratelli Gallagher ed i fedelissimi di quei colori dalla prima ora, molto ma molto prima che gli sceicchi trasformassero una squadra normale in un top club, può provare quello che provano loro e quelli come loro nel vedere approdare per la prima volta il City in finale della coppa dalle grandi orecchie.

A Manchester, un Mahrez azzurro: 3 gol per Ryad, uno all’andata, due adesso, ha travolto il Psg in lungo e in largo, portando la squadra di Pep nell’oceano dell’ultimo atto. Troppo più padrone del gioco il City, troppo più pesce fuor d’acqua il Psg, quasi spaesato e non solo per la neve di Manchester di inizio maggio.

Il City, veniva da quel secondo tempo davvero edificante al Parco dei Principi, dove, aveva capito che il possesso palla non è un orpello, ma se fatto con intelligenza, può essere anche un fardello, si per gli altri. E’ stato così anche in casa loro. Pochi passaggi ed eccoli lì davanti alla porta di Navas. E se questo succedo spesso, poi, ecco, il gol è un gioco da ragazzi. Lo mette a referto Mahrez, che di destro apre le danze.

Ma, a proposito di Wonderwall, se davanti il City sfoggia tutta la sua stoffa, dietro innalza il suo muro delle meraviglie, con Zinchenko a togliere tutto ma proprio tutto alle bocca da fuoco parigine, a dir il vero, poco ispirate.

Non basta a Pochettino il talento di Neymar, in serata da faso tutto mi, ma tutto male. Con Mbappè out, i francesi hanno dovuto inventarsi qualcosa, ma non hanno mai capito bene che cosa. Il piccolo Phil Foden, classe 2000, dall’altra parte, ha illuminato, dispensando calcio. Sua la sgroppata, con assist, ad innescare il raddoppio di Mahrez.

Il City ha usato anche le armi del mestiere: rosso a Di Maria, per essere caduto nella provocazione, da terra, di Fernandinho. A quel punto la serata, è stata più che mai solo azzurro City. Se per il City la finale è una novità, torna in finale Pep, che quando ci è andato, col Barça, nel 2011 e nel 2015, poi, l’ha sempre vinta.

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Champions League

Il City a Parigi oltre che bello si scopre anche utile

Nella semifinale d’andata in terra parigina, bussa per primo il Psg con un colpo di testa di Marquinhos, poi nel secondo tempo, esce alla distanza il City, che con un tiki taka bello ma anche utile, prima con De Bruyne poi con Mahrez, ribalta tutto

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Il Psg fa come la tragedia, inizia bene e finisce male. Sin da subito, la palla, l’ha fatta girare la squadra di Guardiola, più giocoliera ma dentro un’estetica fine a sé stessa. Pochettino, con Verratti nella posizione di trequartista, prova a rompere i collaudatissimi equilibri inglesi. Ma, quello che rompe gli indugi, è un corner: lo batte il fideiro Di Maria, svetta rubando il tempo a Gundogan, Marquinhos, che di cabeza, mette dentro.

Ancora in gol l’ex Roma, come in occasione della gara contro il Bayern. Il Psg, di fatto, finisce qui. Si ritira progressivamente dietro un vantaggio poco rassicurante e specie davanti a dei colossi dal palleggio, come i fini dicitori del Manchester City, che arriva spesso dalle parti di Navas, ma sempre con poca cattiveria, sempre come intrappolato nella sua estetica ma ancora senza frutto. Prova ne sia un tiro di Foden telefonato, sul quale, il portiere costaricense, risponde presente.

Guardiola, negli spogliatoi si deve essere fatto sentire dai suoi: gli deve aver detto che non bastano solo i pennelli ma contano anche gli scalpelli. Ai microfoni delle tv inglesi infatti rivela che al termine del primo tempo la sua squadra era stata buona ma poi nel secondo tempo eccellente ed in più anche aggressiva.

I suoi in effetti, che hanno sempre il pallino del gioco, ora sono più efficaci, meno giocherelloni e basta. De Bruyne, si ricorda che tra la grande bellezza di Mbappè e Neymar (poco incisivi stasera) anche lui può dire la sua. E la dice. Mette in mezzo un cross travestito da tiro, Navas non capisce la burla :uno a uno.

Il City, dopo il pari, non fa letteralmente più vedere la palla ai parigini, la giocano e la rigiocano gli azzurri di Pep, sembra, per il Psg, il gioco delle tre carte fatto da uno scugnizzo napoletano con la cicca in bocca: e la carta giusta, alias la palla, non la trovano più.

Al termine di una di queste azioni infinite, ecco una punizione. De Bruyne è sulla palla, accanto a lui Mahrez; si allontana il belga,va, di mancino, l’algerino: la barriera dei transalpini si apre come le acque del mar Rosso e il tiro dell’ex Leicester, passa facile facile e buca Navas. Psg obnubilato e poi colpito dal saggio, ruminato ma adesso efficace possesso palla dei citizens.

La resa dei Pochettino’s boys arriva quando Brych estrae il rosso per idrissa Gueye, che costringe ad uscire Di Maria per far spazio a Danilo. Il Psg, è stata una baguette che proprio quando sembrava croccante diventa improvvisamente sciapa e poco fragrante. Il City, nella città della prima Enciclopedie, ha capito che per essere davvero bello, il suo libro di calcio, deve anche essere tremendamente utile.

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