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Filippo Volandri è il nuovo capitano di Coppa Davis

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“Ho la pelle d’oca. Io ho la fortuna di aver vissuto la Coppa Davis per tanti anni, quindi di esserci passato da giocatore. Ovviamente adesso dall’altra parte le responsabilità si amplificano un po’, però mi porto dietro tutti questi anni alla direzione tecnica del settore maschile, dagli over 16 in poi. E’ un bagaglio di esperienza importante”. Sono queste le parole di Filippo Volandri a Sky Sport. L’ex tennista livornese è stato scelto come nuovo capitano della nazionale azzurra per la Coppa Davis, il “mondiale” della racchetta.

Il neo-capitano apre una nuova era del tennis italiano, succedendo a Corrado Barazzutti che è stato al timone della squadra per ben 20 anni. Il tecnico di Udine è stato anche capitano di Fed Cup dal 2002 al 2016. Una carriera di tutto rispetto che ha visto crescere atleti del passato, del presente e del futuro. Il ringraziamento verso Barazzutti da parte della FIT è stato immediato e immancabile per una figura che ha dato tanto, tutto al tennis azzurro.

Ora toccherà a Volandri sapersi ripetere e far meglio del suo predecessore. Una ventata d’aria fresca di cui la FIT e il tennis azzurro avevano bisogno. “Ho festeggiato sul divano con i popcorn, mia figlia e mia moglie. E’ stato il miglior modo per festeggiare la buona notizia – ha detto Filippo -. Stiamo cercando di dare un senso di appartenenza a uno sport individuale. Lo è di squadra solo per quanto riguarda la Coppa Davis. Il senso di appartenenza glielo vogliamo dare 365 giorni l’anno. Quando si scende in campo si scende per una Nazione, per tutti i tifosi. Vorrei che questa squadra che sta per nascere sia la squadra di tutti gli italiani. Voglio che tutti ne facciano parte”.

La squadra degli italiani. La squadra di tutti. Questo il chiaro e forte concetto che il tecnico toscano vuole dare al Paese. Lui che ha dimostrato di lavorare in maniera brillante anche nei settori giovanili, forte del suo trascorso in ATP, con due titoli messi in bacheca e la memorabile vittoria contro Roger Federer agli Internazionali di Roma nel lontano 2007.

“Giocare la Coppa Davis non dev’essere solo un sogno ma qualcosa di realmente realizzabile”. Questo il messaggio di Filippo Volandri ai più piccoli. “Sappiamo che la squadra fa la differenza. Noi come federazione abbiamo collaborato con il settore privato, con gli allenatori privati. Voglio che si sentano realmente parte della squadra di Coppa. Nel mio progetto c’è l’andare anche nei centri di allenamento, non solo durante i tornei, per creare un senso di appartenenza, un’alleanza che deve durare tutto l’anno, non si deve ridurre solo alle settimane di Coppa Davis”.

Secondo quanto dichiarato dal nuovo capitano azzurro, inoltre, la competizione avrà inizio a febbraio con i turni di qualificazione. Sarà un’edizione particolarmente frammentata sia nelle tempistiche che negli spazi, con undici giorni dedicati al rush finale e diverse città ospitanti. Ad oggi si conosce solo quale sarà la sede di semifinale e finale: Madrid.

Tennis

Djokovic nuovo re di Melbourne per la 9a volta in carriera

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Novak Djokovic sul tetto del mondo. Il campione serbo si è aggiudicato per 7-5 6-2 6-2 il nono Australian Open della sua carriera, raggiungendo così quota 18 Grandi Slam. La finale disputata contro Daniil Medvedev è stata scoppiettante soprattutto durante il primo set. Il n .1 del mondo si è subito portato in vantaggio sul 3-0 strappando un break iniziale. Questo attimo di superiorità, però, è stato temporaneo. Poco dopo Medvedev ha recuperato il gap pareggiando i conti sul 3-3. Infine sul 6-5 il campione di Belgrado è riuscito a strappare il break decisivo, mettendo la firma sul primo parziale. Da quel momento è stato tutto in discesa per Nole che non ha dovuto faticare più di tanto per conquistare la championship. Si è appoggiato molto sugli errori del russo, troppo emotivo e deconcentrato nei momenti chiave del match. Sul punteggio di 5-2 del secondo set il n. 4 ATP ha scaraventato la racchetta al suolo. Non è la prima volta che si rende protagonista di brutte scene come queste, attirando i fischi del pubblico e accrescendo il proprio livello di nervosismo. Un atteggiamento controproducente che gli ha fatto perdere il controllo sull’incontro.

Novak Djokovic

Per Djokovic è stata una passeggiata. Ha imposto il suo gioco lineare, aggressivo, fatto di cambi di ritmo e con una buona dose di palle corte che hanno costretto il russo a scoprirsi dovendo giocare a rete. Il 24enne di Mosca ha messo in mostra tutte le sue lacune sia tecniche che mentali. Ancora è molto impreciso sulle palle corte e sulle volée. Impacciato e troppo indeciso in diverse fasi della partita quando non sapeva se entrare e aggredire il campo fino a chiudere a rete o se rimanere sulla linea di fondo. Questa titubanza lo ha portato ha sostare troppo a lungo sulla trequarti del campo, una zona scomoda in cui non riusciva a chiudere lo scambio con un vincente e si trovava a dover difendersi dai contrattacchi profondi di Djokovic. Un’astuta difesa si è trasformata in uno sterile tentativo di correre ai ripari. Sorprende ancor di più se a cedere in fase difensiva è uno come Medvedev che ha fatto del “muro” un suo marchio di fabbrica.

Daniil Medvedev

«Non ho giocato male ma non è stato certo il mio miglior tennis. Novak ha giocato meglio» – ha dichiarato Medvedev nella conferenza stampa post partita. «Non sono molto contento di quello che ho fatto. Mi sembrava di aver dato il massimo, ma non è così. Non puoi essere al 100% per 365 giorni l’anno, ma il motivo per cui sono diventato più professionale da qualche anno è che do sempre il meglio, mangio meglio, mi alleno meglio. Con Novak ho provato a mischiare un po’ le carte ma lui mi toglieva sempre il tempo, si è preso tutti i vantaggi possibili. La prossima volta proverò qualcosa di diverso, non so ancora cosa, ma sicuramente lo farò».

Novak Djokovic

Hanno tutto un altro sapore, invece, le parole del vincitore, Nole Djokovic. «Nelle ultime settimane è stato come una corsa sulle montagne russe. Un sacco di emozioni dentro e fuori dal campo con i media e gli altri giocatori arrivati in Australia. Nel mezzo della pandemia abbiamo dovuto fare molti sacrifici. Ogni volta che gioco e vinco uno Slam mi godo sempre il momento. Più il tempo passa più è sempre difficile per me mettere le mani su un trofeo Major. Ci sono un sacco di giovani tennisti che stanno emergendo». Il fuoriclasse serbo ha realizzato che non è più un giovanotto. Il suo fisico e il suo tennis non sono più quelli di dieci anni fa e necessariamente deve adattarsi ai cambiamenti. Ora che ha consolidato la sua posizione nella vetta della classifica potrà concentrarsi ulteriormente sui prossimi tre Grandi Slam della stagione, suo obiettivo dichiarato da tempo.

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Serena Williams, lacrime e rammarico nel post partita

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«Ho commesso così tanti errori oggi, molti non forzati. È stata una giornata piena di errori». Serena Williams è inciampata nel suo percorso di rientro sui campi da tennis dopo l’infortunio. Le sue parole di sconforto, il tono affievolito della voce e le lacrime raccontano tutto della semifinale giocata contro Naomi Osaka a Melbourne Park. La statunitense ha la voce spezzata. Dice poche cose e rimarca i gravi errori commessi durante l’incontro, ancora incredula. Lei che a 39 anni è ancora in gran forma, assetata di vittorie. Lungi da lei mettere la racchetta al chiodo. Non adesso. Il rammarico stampato in volto dopo l’incontro è la chiara dimostrazione di chi non ha nessuna intenzione di smettere e dopo oltre 20 anni di carriera continua ad avere un forte spirito autocritico. La potenza devastante di Serena questa volta non è bastata. È stata arginata dalla giapponese in maniera impeccabile. Lei che ha sempre visto Serena davanti allo schermo. La sua eroina. L’esempio da seguire. Il sogno da rincorrere finalmente raggiunto.

Serena Williams

In questo testa a testa la ex n. 1 del mondo è stata imperfetta in molte occasioni. Vittima del suo stesso nervosismo. Incapace di approfittare delle situazioni. Dopo i primi game del primo set ha perso terreno, non riuscendo a imporre con decisione il proprio gioco aggressivo. Una volta che perde campo in fase difensiva recupera con difficoltà e queste lacune ieri si sono viste più del solito. Se non riesce a condurre lo scambio arretra troppo, perde la linea di fondo del campo e subisce eccessivamente. «Mi sono sentita in forma per tutta la durata del torneo, anche nel primo paio di game mi sentivo bene e ho avuto molte opportunità ma non so, ho commesso molti e semplici errori», dichiara Serena col cuore in gola. «Il pubblico australiano è incredibile, è stato bello poter giocare davanti a loro», risponde la campionessa alla domanda della giornalista che le chiede quali fossero le sue sensazioni al momento della standing ovation post partita. Infine alla domanda sugli errori non forzati Serena inizia a cedere. Le scappa qualche lacrima. Prende la bottiglietta d’acqua, beve e abbassa la testa per non farsi vedere. Poi si alza e se ne va. «Non ce la faccio».

Un duro colpo da incassare per la Williams che manca così il suo 74° trofeo e il 24° Slam in carriera. Traguardo che ci auguriamo possa ancora raggiungere. L’età per lei non sembra essere un ostacolo e agli Australian Open ha avuto modo di dimostrarlo davanti al mondo, mettendo a tacere le critiche di chi la vedeva già spacciata. Non aspettiamo altro che poterla ammirare nel prossimo appuntamento del circuito, pronta per la rivincita. Pronta a tornare nella top 10.

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Tennis

Naomi Osaka trionfa agli Australian Open

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Naomi Osaka. È questo il nome inciso sul trofeo degli Australian Open 2021. La tennista giapponese, n. 3 del mondo, ha sconfitto in finale, in due set per 6-4 6-3, la statunitense n. 22 WTA, Jennifer Brady. Il match, durato un ora e 17 minuti, non è stato per niente povero di emozioni. La 23enne asiatica ha sempre mantenuto la concentrazione sull’incontro subendo un break solo sul punteggio di 3-1 nel primo parziale e venendo rimontata fino al 3-3. Dopo di che sul 4-4 è arrivato il break decisivo della Osaka che poi ha chiuso in avanti il set. Il secondo parziale è quello della verità. La n. 3 del ranking ha alzato l’asticella aumentando il distacco e portandosi con due break sul 4-0. A quel punto per la Brady le speranze di rimonta si sono affievolite. Ha recuperato un break. Troppo poco per completare la rincorsa. La partita finisce e i sogni di gloria statunitensi con lei.

Diamo uno sguardo alle statistiche della neo vincitrice. Ventiquattro errori non forzati, 73% dei punti ottenuti con la prima di servizio, 55% con la seconda, sei aces, quattro su cinque break point conquistati e 69 punti totali vinti.

Per Naomi Osaka si tratta del quarto Grande Slam in carriera e il secondo Australian Open, dopo il primo vinto due anni fa, nel 2019. Gioia infinita per la giapponese che in semifinale aveva mandato a casa una senatrice del tennis internazionale e dello sport, Serena Williams. Il match contro la leonessa di Saginaw è terminato per 6-3 6-4 in favore della giapponese in un ora e 15 minuti di gioco. «Ho commesso tantissimi errori non forzati» – ha dichiarato amareggiata Serena Williams in conferenza stampa. La campionessa americana non è nemmeno riuscita a rispondere alle ultime domande dei giornalisti, con le lacrime agli occhi ha abbandonato la sala. La sconfitta dev’essere stata pesante e sofferta per lei, soprattutto per molti colpi semplici buttati via. Il nervosismo era palpabile. Durante il primo game del secondo set ha urlato a se stessa «make the shot!» («tira il vincente!»). Al temine Serena è uscita comunque trionfante dallo stadio, accompagnata dalla standing ovation del pubblico.

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