Seguici anche su

Calcio

Europa League: UE Mister

Riflessioni sul ruolo dell’allenatore

Pubblicato

il

               

Le cronache parlano di una mattina di sole cocente, quasi un saluto di luce all’ultima decisione mancante e di una tavola blu come l’occhio di una bambina che bussano alle mie spalle. Con le sue dita d’oro e con ognuno dei suoi raggi mi punzecchia il capo. La passione e il football.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                    Musica costruita da fantasia si arrampica come il mio amico alpinista sino al mio cervello. Ma cosa è? E’ un espressione che parte dal cuore, un’arte meravigliosa come la poesia, la filosofia, la musica, la scultura, ma è molto diversa, è la più universale. E’ come un libro di favole, tante favole e tanti tipi di calcio. Alcuni hanno pagine numerose, mentre altre si addormentano dopo poco.

Una microscopica mosca. Ritta, ferma sul mio braccio. Chi ti ha chiamato? E se ne va. Insiste e ritorna. Ed io la osservo mentre quasi sull’attenti per il caldo fa andare a contatto le sue fragili zampine.

E’ nato qualcosa che non si riesce ancora bene a capire, ma chiede risposte e trascina tutto con se. La città è orgogliosa e il denaro non manca. Manca personalità, abitudine a vincere. Manca un generale, qualcuno che si faccia obbedire sul campo. Per vincere con il nuovo serve sempre un giro di campo in più.  

Anche Mister Conte ha vinto molto. Forse dal punto di vista tattico, con il suo modulo 1-3-5-2  ha portato qualcosa in più degli altri. Ha organizzato nel modo migliore la fase difensiva in generale e il modo di marcare in particolare e ha dato nuovi movimenti e prospettive di gioco. Il campo tattico mette in luce tutte le zone e le linee che possono delineare il ruolo al calciatore in qualunque modulo conosciuto Il mix sta dando risultati eccellenti. Ha un fortissimo senso del gruppo, del team, dell’aiuto reciproco. La sua architettura di gioco è rotonda, gonfia di sentimento anche se molto pratica. Non conta solo la qualità, conta la condizione. Ed è un tecnico molto bravo nella gestione della partita, la caratteristica più importante di un allenatore laddove si vede realmente la qualità di un allenatore. Tre cambi rappresentano una variazione del trenta per cento, cioè tanto quanto basta ad invertire l’andamento di una qualunque partita, capirla e prendere le poche vere decisioni utili. Ieri sera non è bastato. Credo sia stato questo un ritorno al tatticismo reale italiano, nel saper cioè adattare gli uomini alla gara semplificando le fasi complesse della partita con molta attenzione all’evolversi del gioco. “La parola allenatore dice Antonio Conte deve racchiudere tutto. Non puoi essere bravo solo da un punto di vista tecnico-tattico o motivazionale o psicologico quando lavori sulla mente dei calciatori. Cosi come non puoi essere bravo solo da un punto di vista gestionale o nei rapporti con la società o con i media. Devi cercare di eccellere in tutto”. Per fare questo devi studiare continuamente. Il segreto è aggiornarsi. Bisogna essere moderni. E’stato in piccole e grandi squadre: ha fatto grandi quelle in cui ha allenato. Perfezionista e geniale. E’ un leader. Pretende ruoli, responsabilità. E’ sicuro. Sente i fruscii e capisce l’aria. Trasmette fluidi. Entra in gioco come fosse stato la Provvidenza. Allena per vincere. Allena perché le sue squadre giochino bene. Cerca il calcio. Ama vedere le partite dentro la sua testa e francamente ne sbaglia poche. Talento puro. Due occhi vivi, spietati, feroci, sempre vivo ed impegnato dietro l’ardore di ogni azione, quasi un tarantolato. Non butta in faccia agli altri il proprio talento e non ama perdere tempo. Pretende mezzi e credibilità. Lineare, verticale. Un vincente. In fondo tutto ritorna. Il calcio vero è soprattutto quello in verticale. Il passaggio laterale prepara, ma è sempre la verticalizzazione che decide. Le ali sono spesso di attacco, ma anche di fatica. Spesso coprono una parte di fascia più profonda. L’importante è che le loro caratteristiche si coniughino con quelle delle mezze-ali. Recuperata palla con il suo pressing alto sino all’area di rigore, la velocità di esecuzione degli avversari deve aumentare il che mette in gravi difficoltà gran parte dei difensori che quando perdono palla l’abitudine non è di andare incontro all’avversario ma di indietreggiare. Quindi la si lancia in verticale lunga ai reparti di attacco che cercano e spesso trovano la porta. Servono due o tre passaggi. E’ una completa divisione del campo in zone: ognuno gioca nella propria posizione. Ognuno ha un compito diverso. Ruoli nobili e ruoli muscolari all’interno dei quali comanda la specializzazione. Vince chi ha i migliori specialisti, anzi la loro somma. Il calcio è sempre ricerca ed uso degli spazi. E la ricerca non è una corsa fine a se stessa, è un gioco di equilibrio. Come Diogene anche Conte sussurra: “cerco l’uomo”. Ed è importante anche il risultato, perché è il risultato che fa la bellezza e ciò che ne consegue.

Calcio

Cavese, non basta una buona prestazione

Metelliani superati in trasferta dall’Avellino

Pubblicato

il

Non basta una buona prova alla Cavese per tornare a casa con un risultato positivo dallo stadio Partenio – Lombardi di Avellino. Gli aquilotti sono riusciti a tenere testa alla più quotata formazione irpina ed avrebbero quanto meno meritato il pareggio.

Match deciso dalla rete realizzata dopo appena dieci minuti di gioco da Adamo.

Inizio gara equilibrato, al 10′ arriva la rete dei padroni di casa: cross di Tito, errore difensivo di Granata che manca l’intervento, la sfera arriva ad Adamo che supera il portiere Russo, sbloccando così il match.

La Cavese accusa inizialmente il colpo poi viene fuori alla distanza ed al 23′ sfiora il pareggio: Calderini inventa e poi serve Bubas che chiama il portiere irpino Forte ad una complicata uscita.

Al 32′ ci prova Tito con una conclusione da notevole distanza, la sfera però non inquadra lo specchio della porta. La prima frazione di gioco si chiude così con l’Avellino avanti per una rete a zero.

Il secondo tempo si apre senza particolari sussulti, l’Avellino inserisce forze fresche in attacco e si difende bene senza soffrire.

Ghiotta occasione sprecata dalla Cavese con Cuccurullo al 9′, che da due passi non riesce a spingere la palla in rete.

Nuovamente pericolosa la formazione metelliana al 29′, il portiere Forte è bravo ad opporsi con i piedi alla conclusione di De Paoli. Al 32′ l’Avellino trova il raddoppio, la rete di Fella viene però annullata per posizione di fuorigioco.

La sfortuna colpisce la Cavese al 35′: il neo acquisto De Vito, mandato in campo ad inizio ripresa al posto di Granata, è costretto a lasciare il campo per infortunio.

Al suo posto mister Campilongo inserisce Favasuli. Al 40′ esordio anche per l’altro neo acquisto Gatto che viene inserito al posto di Calderini per l’assalto finale.

In pieno recupero, infine, clamorosa occasione per la Cavese con Germinale che però calcia alto da buona posizione. Non è bastata la buona prestazione alla formazione metelliana per portare a casa un risultato positivo contro una delle squadre più forti del campionato.

In un match equilibrato, nel quale gli aquilotti avrebbero meritato almeno un punto, decide un gol nel primo tempo di Adamo che regala i 3 punti ai padroni di casa.

Continua a leggere

Calcio

Nel derby col Gubbio un pareggio che sta stretto al Fano

1-1 tra marchigiani e umbri

Pubblicato

il

Il girone d’andata 2020/21 di Fano e Gubbio si chiude con il derby atipico della Via Flaminia, tra due squadre che avevano entrambe aperto il 2021 con una vittoria ciascuna. Il pareggio per 1-1 che matura sta stretto a tutti: in parte al Gubbio che si fa rimontare pochi istanti dopo aver sbloccato la partita con Oukhadda; ma soprattutto al Fano che ha impegnato il portiere eugubino Cucchietti per almeno tre volte in maniera sostanziale nel corso del match.

Cucchietti tornava dopo una lunga assenza per l’infortunio alla mascella e non poteva firmare meglio di così il suo recupero. Di fronte a un Fano sempre più chiuso nella propria metà campo, ormai stabilmente con il 3-5-2, ma pericolosissimo in campo aperto in transizione, l’estremo difensore degli umbri è il vero migliore in campo di una partita dove il Gubbio non ha concesso il predominio territoriale ai granata, ma ha comunque concesso le occasioni più pericolose.

Il Fano è stato ulteriormente compattato dal nuovo leader, il 35enne Federico Gentile: arrivato in settimana, schierato come centrale dei 3 di difesa e subito in prima linea nelle indicazioni sulle tempistiche dei movimenti dei compagni. Il 3-5-2 funzionerà anche per riportare Cargnelutti al suo ruolo forse più naturale, ma servirà un esterno destro dal mercato per rinforzare un ruolo in cui comunque Paolini anche oggi ha offerto un’altra ottima prova a piede invertito.

Il Gubbio, che ha lasciato Gerardi in panchina per far spazio a Pellegrini, ha provato ad appoggiarsi come al solito al tandem supertalentuoso Pasquato-Juanito Gomez, ma è dal binario di destra che sono arrivati i maggiori pericoli per il Fano. Gli interscambi di posizione tra terzino e mezzala (Muñoz-Oukhadda) hanno spesso liberato il marocchino a dare ampiezza su quel lato e a creare problemi, fino al bellissimo gol con un piazzato chirurgico sul secondo palo.

Il Gubbio ha comunque subito gol per la settima partita consecutiva, con Barbuti che ha ripreso la responsabilità di calciare il rigore dopo averne falliti due consecutivamente. Un punto che serve soprattutto più al Fano per il morale che per gli eugubini, frenati nella corsa ai playoff ma che comunque compiono anch’essi un ulteriore passo verso la salvezza.

Continua a leggere

Calcio

Bologna di rigore sul Verona

Pubblicato

il

Bologna di rigore sul Verona. Rete dagli 11 metri di Orsolini al 19° del primo tempo.

Ecco il tabellino:

BOLOGNA (4-2-3-1): Skorupski; De Silvestri, Danilo, Tomiyasu, Dijks; Dominguez (30’ st Svanberg), Schouten; Orsolini (31’ Skov Olsen), Soriano, Vignato (39’ st Sansone); Barrow (31’ st Palacio). All. Mihajlovic.  

VERONA (3-5-2): Silvestri; Dawidowicz (44’ st Bessa), Magnani, Gunter; Faraoni, Zaccagni, Ilic, Dimarco (28’ st Colley), Lazovic; Kalinic (24’ st Di Carmine), Barak. All. Juric.  
Arbitro: Mariani di Aprilia.    

Ammoniti: 36’ pt Zaccagni (V), 9’ st Dijks (B), 25’ st Dominguez (B).

Continua a leggere

Più letti

Copyright © 2020 by Iseini Group s.r.l.s. | Oggi Sport.it iscritto al tribunale di Milano con il n.105 del 07 settembre 2020 | R.O.C. n.32701 del 08 Marzo 2019 | Direttore Responsabile: Marco Capriotti |