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Europei

Depay – Dumfries: con il fattore D l’Olanda centra gli ottavi

Olanda padrone del gioco e delle operazioni davanti alla sua gente all’Amsterdam Arena. Davanti è letale, come all’esordio contro gli ucraini, questa volta il gol di Dumfries è preceduto dal primo sigillo, su rigore, di Depay. Al contrario della prima partita, zero i gol subiti, merito anche del ritorno di De Ligt

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Fanno festa le persone tra i canali cittadini: da queste parti, è l’arancione il colore dei sogni.

Ottavi centrati subito. Dopo l’Italia, guarda caso, anche lei, veniva da cocenti e recenti delusioni: infatti al mondiale 2018 mancavano entrambe.

La sofferenza insegna, diceva Eschilo. E ti fa anche pianificare le cose in un modo diverso.

Si, arancioni ed azzurri sono arrivati ai nastri di partenza di questa rassegna europea con un quid di voglia maggiore ad altre nazionali, magari stanche o satolle.

Se nella prima gara gli oranje, a differenza nostra, avevano però faticato e sudato le proverbiali sette camicie per avere la meglio sugli strenui ucraini, contro l’Austria, hanno avuto vita più facile.

Non è certo stata l’Austria grintosa e creativa apprezzata al cospetto della Macedonia del Nord. Tutt’altro, ma una squadra colta da timore referenziale per giocare contro gli olandesi e nella loro cattedrale di Amsterdam.

Qui, la messa, l’ha condotta e cantata tutta l’Olanda.

Il vantaggio, lo ha trovato su rigore e Depay, dal dischetto, si è presentato, alla sua maniera, glaciale: questa volta nessun cucchiaio con il quale, la scorsa estate, aveva castigato, col la maglia del Lione, madama allo Stadium, ma una conclusione secca, bassa ed angolata.

Il gol, ha dato fiducia e slancio ai padroni di casa ed ha irretito e sconfortato ancora di più i ragazzi di Foda.

Dietro, diversamente dalla prova contro gli ucraini, l’Olanda non ha ballato il tango, grazie anche al ritorno, nella batteria dei difensori, di Matias De Ligt, stremato, a fine match, dai crampi.

Il due a zero, perla in contropiede è siglato da Dumfries, che si iscrive anch’egli al partito, già presenziato da Lukaku, Ronaldo,i nostri Immobile e Locatelli, gli ucraini Yaremchuk ed Yarmolenko, degli autori di due gol.

L’impressione generale, è quella di una nazionale di ottime qualità, ma che solo un olandese dalle idee tattiche, alle volte un po’ bislacche, possa rovinare: e questi è il suo mister, Frank De Boer.

Calcio

Ronaldo capocannoniere di EURO2020

Altro titolo per il portoghese della Juventus

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Ronaldo si è sbloccato a UEFA EURO 2020 con due gol nel finire nel 3-0 sull’Ungheria, arrivando a quota 11 gol alla fase finale, un record. Quindi, ha segnato il primo gol nella gara persa 4-2 contro la Germania e un’altra doppietta dal dischetto nel 2-2 contro la Francia alla terza giornata.

Con i due gol contro i Bleus, Ronaldo ha firmato la rete numero 109 in nazionale, eguagliando il record mondiale dell’iraniano Ali Daei. Anche se Patrik Schick ha segnato lo stesso numero di gol a EURO 2020, Ronaldo si è aggiudicato il premio grazie all’assist contro la Germania e perché ha giocato meno minuti dell’ex romanista. (dal sito UEFA)

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Calcio

Dati tv della finale EURO2020

Record ai rigori

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Dati auditel della finale di ieri sera su Rai\ tra Italia ed Inghilterra.

Ha fatto registrare un netto di 18.172.000 telespettatori, share 73,68%. Nel dettaglio nel Primo Tempo 17.768.000, share 71,94%; nel Secondo Tempo 18.290.000, 72,96%; nei Tempi Supplementari (dalle 23.02 alle 23.40) 18.459.000, 75,96%; ai Rigori (23.46 – 23.58) 18.549.000, 78,74%.

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Europei

The queen is an italian Donna: para due rigori e ci manda in cima all’Europa

Nell’aula magna del football, l’Italia inizia con una sorta di scena muta. Subisce oltre al vantaggio di Shaw la pressione di giocatori e pubbico. Poi, un sinistro di Bonucci ridona ossigeno ed autostima e raffredda gli entusiasmi di casa. Anche questa volta, come in semifinale contro la Spagna, ci vogliono i rigori: Sbagliano Belotti e Jorginho, non deludono le altre B: Berardi, Bonucci, Bernardeschi. Ma è Donnarumma, che con le parate su Sancho e Saka, zittisce la monarchia e fa esplodere la gioia tutta italiana

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Non ce ne voglia la regina Elisabetta, ma Dio questa volta non salvi nessuna regina, ma salvi e benedica quella Donna tutta italiana: le mani del gigante stabiese hanno reso gli inglesi più piccoli di un pound, ed hanno poi permesso alle mani di Giorgio Chiellini di andare ad alzare l’argento della Coppa Delaunay.

Prima quelle mani si sono distese ed hanno respinto il rigore di Sancho, poi hanno fatto da guardarobiere permettendo, mentre Saka andava a calciare il penalty, che l’abito della felicità fosse solo e grandemente azzurro.

Ma prima delle mani di Donnarumma, protagonista è stato il piede, il sinistro di Bonucci, che ha rimesso l’Inghilterra nel congelatore.

Il vantaggio improvviso di Shaw, l’aveva messa sul calorifero scaldando le ragioni dei cuori ed i cuori di quelle ragioni nella loro regione.

Fredda invece, terribilmente fredda si era messa la serata per gli azzurri: entrati in campo con il freno a mano tirato, subendo e non vivendo la pressione del popolo di Wembley.

Gli inglesi, caricati come molle, andavano a mille all’ora. Gli italiani, sembravano trottole che giravano a vuoto.

Ci voleva qualcosa, ci voleva qualcuno.

Eccolo, anzi, eccoli. Testa di Verratti, palo. Sinistro di Bonucci, rete. Con l’articolo determinativo Il, l’Italia tornava, di gran carriera, determinata.

Si, l’iniziale show di Shaw, ora si capiva che non era, non poteva essere l’unico spettacolo della serata.

Il gol del grinta ha ridato grinta alla truppa azzurra e ha gettato acqua sul fuoco anglosassone.

Gli azzurri, spuntati e spossati, avevano però ancora desideri potenti, stavano lì, non però a farsi schiacciare ma a provare a far male.

La sofferenza, diceva Eschilo, insegna. E l’Italia, volentieri diventava scolara della sofferenza.

Ma come sembrava ancora lontano ogni nunc dimittis.

Il drappello degli abbracci prima dei rigori, lo accorciava, lo avvicinava. Mentre saliva quell’atavico ed insopprimibile petto troppo in fuori inglese, assente invece nelle altre partite.

No gallo, non è successo niente.

No maestro Jorginho, stai tranquillo, capita anche ai più bravi di sbagliare. Ma che rebus irrisolvibile il rigore dell’oriundo vanificato in modo istrionico da Pickford.

Berardi (che con quella volè delpieriana in partita stava per fare, nel tempio della storia, la storia del tempio) Bonucci, Bernardeschi, sia lodato il fattore B, che ha redento l’errore della B di Belotti.

Il rumore del palo di Rashford.

Il rumore dei guantoni di Donna a rendere un’intera nazione impotente, frustrata, chips cruda e senza fisch.

Italia,non fermare ti prego, cantiamo con Venditti, le mani di questa Donna, che ha zittito la regina.

Ora si, ecco il più che meritato nunc dimittis: ora lascia o Signore che Donnarumma vada a godersi la festa a casa della perfida albione, che aveva già preparato baccanali lunghi così.

Ma noi siamo più perfidi di loro. E da poche ore, anche, campioni d’Europa.

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