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Automobilismo

Cosa ci ha detto il primo weekend di gara della Formula 2

Nuovo format, nuovi piloti, nuovo spettacolo.

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C’era grande attesa per il primo weekend che avrebbe messo in pista il nuovo format di gara sia per la Formula 2 che per la Formula 3. In Bahrain sono andati in scena i 22 piloti della Formula 2 dandosi battaglia nelle tre gare, due delle quali il sabato. In testa al campionato è andato il cinese Guanyu Zhou, autore della pole position e della vittoria nella gara più pesante, la feature race della domenica, mentre le due vittorie al sabato sono andate rispettivamente a due debuttanti provenienti dalla Formula 3, Liam Lawson e il campione in carica proprio della Formula 3, Oscar Piastri.

Il format è sembrato forse un po’ troppo confusionario e non appare perfettamente meritocratico il fatto che le due gare del sabato, entrambe a griglia invertita basandosi rispettivamente sulla qualifica e su gara-1, mettano in palio un jackpot massimo di 34 punti contro i 27 della feature race della domenica. Sta di fatto che si sono potute osservare molte cose interessanti fatte vedere dai piloti nell’arco del weekend, prima fra tutte l’esperienza di Zhou nel gestire le gomme che lo ha portato forse già a issarsi come uno dei favoriti principali della categoria.

In gara-2 il cinese ha stupito tutti percorrendo tutta la distanza della sprint race con la gomma soft, sfiorando la vittoria nel finale contro altri piloti – Piastri e Lundgaard – che l’hanno potuta montare durante la Safety Car e che quindi l’hanno potuta spremere per meno chilometri. Weekend totalmente da dimenticare, invece, per quello che forse era il favorito numero uno del campionato: Robert Shwartzman. Come sempre non velocissimo in qualifica e pure vittima di un problema tecnico, ha propiziato due incidenti nelle ultime due gare con due errori molto gravi che lo condannano già a inseguire. Straordinario, invece, l’impatto con la categoria del suo nuovo compagno di squadra: Oscar Piastri ha lottato per la vittoria in gara-2 e gara-3, ma già in gara-1 ha gestito le gomme forse meglio di Shwartzman, arrivandogli proprio nei tubi di scarico.

Weekend da luci e ombre per altri due favoriti della categoria, Christian Lundgaard e Felipe Drugovich: molto veloci in qualifica, sono rimasti vittima di rispettive penalizzazioni che ne hanno minato il risultato nella feature race, sfortunati anche per l’ingresso della Safety Car che ha penalizzato le loro strategie iniziali. Dal suo primo weekend in Formula 2, invece, esce rafforzatissimo Liam Lawson, imprendibile sul ritmo in gara-1 e già secondo in classifica alle spalle solamente di Zhou. Riscatto anche per Jehan Daruvala, unico a tenere il passo di Lawson in gara-1 confermando la sua velocità già mostrata in Bahrain l’anno scorso, ma al termine di una stagione estremamente complicata. Quella 2021 è invece appena iniziata e proseguirà sul tracciato più difficile in assoluto, quello cittadino di Montecarlo, inedito per la maggior parte dei piloti.

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La Formula 1 si prepara a riabbracciare Imola

Nuovo ritorno nell’iconico circuito per il “Gran Premio del Made in Italy e dell’Emilia Romagna”.

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Istituito nel 1980 come Gran Premio d’Italia, nell’unica stagione della storia della Formula 1 in cui è mancato Monza, il tracciato di Imola sembrava aver sepolto le speranze di ospitare la Formula 1 dopo il 2006. Forse un po’ anacronistico, dotato di una sede stradale relativamente stretta per la moderna Formula 1, Imola è stato proposto nel calendario ultra-arrabattato della stagione 2020, tra l’altro in una data – il primo novembre – in cui rischiava di offrire condizioni climatiche impraticabili. La cancellazione di Cina e Vietnam nel 2021 ha nuovamente dato spazio al tracciato emiliano, invocato a furor di popolo dai piloti che lo hanno apprezzato notevolmente – tra cui Charles Leclerc con un esplicito post sui propri canali social giusto qualche ora fa.

Soltanto uno di essi, Kimi Raikkonen, ha corso a Imola sia negli anni Duemila che la scorsa stagione, ma quest’anno sarà un altro pilota a fare ritorno nella pista che lo vide protagonista nelle edizioni 2005 e 2006: Fernando Alonso, autore di una leggendaria vittoria nel 2005 con un piccolo problema meccanico al motore Renault, che non ha però pregiudicato una lunga difesa su uno scatenato Michael Schumacher. Imola è stato il teatro di altri episodi passati alla leggenda, nel bene e nel male: il weekend funesto del 1994, con i due incidenti mortali di Ayrton Senna e Roland Ratzenberger, e quello pervaso dalle lotte politiche del 1982, lo sciopero dei team inglesi e la lotta intestina in Ferrari – mai chiarita fino in fondo nelle dinamiche – tra Didier Pironi e un Gilles Villeneuve sentitosi defraudato di una vittoria.

Sono davvero troppe, forse tutte, le curve del tracciato passate alla leggenda. Si passa dalla Variante del Tabmurello alla Villeneuve, dalla Tosa alla difficilissima Piratella: forse quest’ultima rappresenta la sfida più grande su quanto acceleratore utilizzare, visto che le vetture 2021 hanno da regolamento perso parte del carico aerodinamico del 2020. E poi la difficile frenata in discesa della Rivazza, trappola di errori nel caso in cui il pilota inseguito avverta troppo la pressione, come accaduto a Valtteri Bottas proprio lo scorso novembre. L’eliminazione dell’ultima variante, poi, rende il rettilineo dei box ancora più lungo e propizio per i sorpassi, assicurando che anche nel 2021 a Imola regnerà lo spettacolo.

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Automobilismo

È Honda la vera sorpresa della Formula 1 2021

Il costruttore giapponese ha fatto miracoli al suo ultimo anno nel gotha del motorsport.

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Si sa che il motore, oggi denominato power unit, costituisca una parte fondamentale della vettura per arrivare al successo in Formula 1. Nel 2021 ci si aspettava un salto in avanti del propulsore Ferrari, cosa realmente avvenuta, ma a sconvolgere maggiormente i rapporti di forza è stata Honda. Il motore giapponese, adottato dall’universo Red Bull, è al suo ultimo anno in Formula 1 ma, come detto proprio dal team principal della Red Bull, Christian Horner, “in Giappone hanno fatto un lavoro davvero eccezionale, spingendosi oltre i limiti.

Si sa che avere un motore performante aiuta indirettamente anche a livello di aerodinamica: se hai più cavalli puoi permetterti di utilizzare più carico aerodinamico per andare più forte in curva; inoltre, come nel caso di Honda, il progetto riuscito di un motore prevede anche che sia realizzato con dimensioni minori, proprio come nel caso di Honda, facendo “dimagrire” anche tutto il retrotreno della vettura. Proprio di questo ha parlato il responsabile del progetto giovani piloti Red Bull, Helmut Marko, sottolineando come il posteriore più stretto della nuova Red Bull RB16B possa generare vantaggi “nelle curve veloci, che in Bahrain non erano molto presenti. I vantaggi del nuovo motore Honda non si limitano a potenza e guidabilità: ora abbiamo il posteriore più rastremato di tutto il circus”.

Ci si attende quindi vantaggi aerodinamici per Red Bull e AlphaTauri anche nei prossimi Gran Premi di Imola, Portimão e Barcellona, un aspetto che può indirizzare la lotta per il titolo in favore di Max Verstappen. Se anche il team principal di AlphaTauri, Franz Tost, ha dichiarato che “il 70% dei nostri progressi è dovuto ai miglioramenti Honda, qualche perplessità è stata suscitata dall’affidabilità. Sergio Perez in Bahrain si era fermato nel giro di ricognizione e successivamente a Verstappen è stata ridotta la potenza del motore, come rivelato proprio da Helmut Marko. In Bahrain, tuttavia, l’incidenza del propulsore nelle prestazioni è stata sicuramente superiore di quanto non sarà nei prossimi quattro GP, almeno fino a Montecarlo. Forse è questo il momento giusto per Verstappen per capitalizzare un pacchetto finalmente idoneo per dargli la concreta possibilità del suo primo titolo mondiale.

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Automobilismo

Sebastian Vettel bersagliato dall’ambiente Formula 1

Dirigenti ed ex piloti hanno scagliato le loro opinioni più disparate sul campione tedesco.

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L’eliminazione in Q1 e il grave errore in gara, tamponando Ocon in staccata, sono state le immagini che più hanno certificato l’inizio difficile di Sebastian Vettel nella sua nuova avventura in Aston Martin. Il campione tedesco non ha certamente tratto giovamento dall’accorciamento dei test da 6 a sole 3 giornate, e ha spiegato che i deludenti risultati del primo weekend di gara sono figli di problemi di adattamento alla nuova vettura: “Non mi sento a casa in macchina”, ha dichiarato Vettel dopo il GP del Bahrain, “ci sono un sacco di cose contro cui devo combattere. Non riesco ancora davvero a concentrarmi sulla guida. Abbiamo imparato tante cose in gara e dobbiamo riuscire a risolvere velocemente i problemi”.

Forse alcuni problemi di Vettel nascono dal fatto che la nuova Aston Martin AMR21 è praticamente la sorella minore della Mercedes W11 della scorsa stagione, una vettura molto precisa all’anteriore. Si sa che Vettel predilige la stabilità al posteriore a scapito del carico sull’avantreno, e oltretutto i nuovi regolamenti 2021 hanno previsto un’importante riduzione del carico aerodinamico al posteriore nella zona del fondo. Non solo, quindi, Vettel deve adattarsi in pochissimo tempo a una nuova vettura molto conosciuta invece dal suo compagno di squadra, Lance Stroll, ma deve anche far fronte a un cambio di regolamento che lo ha ulteriormente danneggiato.

Negli ultimi giorni la sua situazione è stata oggetto delle opinioni più disparate di tutto l’ambiente Formula 1, soprattutto da chi lo ha frequentato come pilota in passato. La frase più sensazionalistica l’ha pronunciata il Campione del Mondo 1996, Damon Hill, che sostiene per Vettel la necessità di ricorrere a un “esorcista che lo liberi dallo spirito maligno che lo possiede”. Ralf Schumacher, che di Hill fu compagno in Jordan nel 1998, consiglia invece al suo connazionale di pensare a divertirsi e lasciare la pressione immensa al di fuori dell’abitacolo. Proprio della gestione della pressione ha parlato un altro ex pilota, Gerhard Berger, che sottolinea come Vettel non reagisce mai bene sotto pressione. Già in Red Bull quando arrivò Ricciardo, poi anche in Ferrari, anche adesso quando lo guardo sento che non è sufficientemente rilassato. Forse”, precisa ulteriormente Berger, “dopo tutto quello che ha vinto non è più neanche disposto a prendersi moltissimi rischi”.

Mark Webber, storico compagno di squadra di Vettel in Red Bull e co-autore di aspre battaglie, si dice invece “preoccupato per Sebastian. Quante frecce ha ancora a disposizione? In Aston Martin ritrova un ambiente inglese che gli si addice di più di quello di Maranello, ma se il team si confermerà da centro gruppo potrebbe non garantirgli quell’intensità di cui Seb ha bisogno. Sono preoccupato per le sue motivazioni”. Chi invece li gestì entrambi, ovvero Helmut Marko, crede che forse Sebastian avrebbe dovuto fermarsi per un anno sabbatico, sistemare le cose e chiedersi cosa vuole ancora. Per me ci sarebbero comunque state molte opportunità per lui per il 2022″. La stagione, tuttavia, è appena iniziata e Vettel avrà tutto il tempo per rilanciarsi e smentire tutte queste perplessità.

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