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ATP 250 di Antalya. Domani inizia la stagione degli azzurri

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Ritorna il grande tennis internazionale. Si riapre la stagione sul veloce. A fare gli onori è il torneo ATP 250 di Antalya , in Turchia, che prenderà il via domani 7 gennaio. A guidare il tabellone principale è l’azzurro Matteo Berrettini. Il numero 10 del ranking se la vedrà contro Ergi Kirkin, wild card n. 446 al mondo. Un primo incontro decisamente alla portata del tennista romano che non dovrebbe incontrare particolari ostacoli nel raggiungimento del turno successivo. Tra i rappresentanti italiani si rivede anche Fabio Fognini. Il ligure torna in campo dopo un 2020 un po’ sfortunato. Tra infortunio e Covid la sua ultima partita risale a settembre scorso, quando disputò il Roland Garros, perdendo al primo turno. Tuttavia si presenta in terra turca come testa di serie n. 3 e n. 17 in classifica. La sua ripresa verrà messa alla prova da un lucky loser o un qualificato.

Nulla da fare invece per il tanto atteso Jannik Sinner. Il campione di San Candido ha deciso di dare forfait, posticipando il suo esordio per i tornei australiani. La schiera tricolore però non si esaurisce qua. Tra gli italiani che si presenteranno ad Antalya figurano anche Stefano Caruso (n. 76), Stefano Travaglia (n. 75) e Andrea Arnaboldi (n. 267) che affronteranno rispettivamente Aleksandr Bublik (n. 49), Miomir Kecmanovic (n. 42) e Nikoloz Basilashvili (n. 40). Tre match complessi per i nostri beniamini che speriamo potranno ribaltare i pronostici dettati dalla classifica.

La lista si allunga ulteriormente con i nomi di Andrea Pellegrino (n. 278) e Andrea Vavassori (n. 95), entrambi impegnati nell’ultimo turno di qualificazione contro i bulgari Dimitar Kuzmanov (n. 298) e Adrian Andreev (n. 564).

Tornando, invece, ai grandi nomi internazionali che scenderanno in campo in terra anatolica ci sarà il n. 16 ATP, il belga David Goffin e l’australiano Alex de Minaur, promettente stella del tennis classe 1999 e n. 23 al mondo. A ruota troviamo Borna Coric (n. 24), Benoit Paire (n. 28) e Jan-Lennard Struff (n. 37).

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Andy Murray dice addio agli Australian Open

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Niente Australian Open per Andy Murray. Il tennista scozzese è stato costretto ad abbandonare ogni speranza di giocare il primo Major della stagione. Non si conosce con certezza se Andy si sia già negativizzato ma quel che è sicuro è che non c’è più tempo a disposizione per partire alla volta dell’Australia e completare la quarantena di quindici giorni. A confermare la notizia è stato Stuart Fraser, giornalista del “The Sunday Times”. In un suo tweet ha riportato la dichiarazione del campione: “siamo stati in costante dialogo con la federazione australiana di tennis per cercare una soluzione che consentisse una qualche forma di quarantena praticabile, ma non siamo riusciti a trovarla“.

Tanta delusione, amarezza, sconforto. Questo il vortice di emozioni che ha travolto il tennista scozzese una volta appresa la triste notizia. Lui che ha fatto di tutto per inaugurare il suo ritorno in “pista” proprio agli Aus Open. Il torneo della ribalta e il torneo della condanna. Proprio a Melbourne, due anni fa, Murray si era infortunato e ritirato. Causa un fastidioso dolore all’anca che poi l’ha portato ad operarsi. Una stagione sfortunata in cui ha scongiurato il fantasma della racchetta appesa chiodo. Lo Slam australiano è sempre stato una chimera per Andy Murray che ha raggiunto il traguardo della finale per ben cinque volte senza però mai alzare al cielo il trofeo.

Lo scozzese nel mese di gennaio ha cercato di preservarsi al meglio, scegliendo di non partecipare al torneo ATP 250 di Delray Beach, in Florida, per evitare qualsiasi pericolo di contagio da Covid-19. Alla fine la strategia precauzionale è servita a poco perché Murray si è positivizzato (quasi sicuramente) nella sua casa sportiva, il circolo di tennis di Roehampton.

Il suo annunciato rientro sui campi da tennis, dunque, è irrimediabilmente rimandato. Non si sa quale e dove sarà la sua prossima apparizione agonistica. Quello che speriamo è che non tardi più di tanto.

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Filippo Volandri è il nuovo capitano di Coppa Davis

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“Ho la pelle d’oca. Io ho la fortuna di aver vissuto la Coppa Davis per tanti anni, quindi di esserci passato da giocatore. Ovviamente adesso dall’altra parte le responsabilità si amplificano un po’, però mi porto dietro tutti questi anni alla direzione tecnica del settore maschile, dagli over 16 in poi. E’ un bagaglio di esperienza importante”. Sono queste le parole di Filippo Volandri a Sky Sport. L’ex tennista livornese è stato scelto come nuovo capitano della nazionale azzurra per la Coppa Davis, il “mondiale” della racchetta.

Il neo-capitano apre una nuova era del tennis italiano, succedendo a Corrado Barazzutti che è stato al timone della squadra per ben 20 anni. Il tecnico di Udine è stato anche capitano di Fed Cup dal 2002 al 2016. Una carriera di tutto rispetto che ha visto crescere atleti del passato, del presente e del futuro. Il ringraziamento verso Barazzutti da parte della FIT è stato immediato e immancabile per una figura che ha dato tanto, tutto al tennis azzurro.

Ora toccherà a Volandri sapersi ripetere e far meglio del suo predecessore. Una ventata d’aria fresca di cui la FIT e il tennis azzurro avevano bisogno. “Ho festeggiato sul divano con i popcorn, mia figlia e mia moglie. E’ stato il miglior modo per festeggiare la buona notizia – ha detto Filippo -. Stiamo cercando di dare un senso di appartenenza a uno sport individuale. Lo è di squadra solo per quanto riguarda la Coppa Davis. Il senso di appartenenza glielo vogliamo dare 365 giorni l’anno. Quando si scende in campo si scende per una Nazione, per tutti i tifosi. Vorrei che questa squadra che sta per nascere sia la squadra di tutti gli italiani. Voglio che tutti ne facciano parte”.

La squadra degli italiani. La squadra di tutti. Questo il chiaro e forte concetto che il tecnico toscano vuole dare al Paese. Lui che ha dimostrato di lavorare in maniera brillante anche nei settori giovanili, forte del suo trascorso in ATP, con due titoli messi in bacheca e la memorabile vittoria contro Roger Federer agli Internazionali di Roma nel lontano 2007.

“Giocare la Coppa Davis non dev’essere solo un sogno ma qualcosa di realmente realizzabile”. Questo il messaggio di Filippo Volandri ai più piccoli. “Sappiamo che la squadra fa la differenza. Noi come federazione abbiamo collaborato con il settore privato, con gli allenatori privati. Voglio che si sentano realmente parte della squadra di Coppa. Nel mio progetto c’è l’andare anche nei centri di allenamento, non solo durante i tornei, per creare un senso di appartenenza, un’alleanza che deve durare tutto l’anno, non si deve ridurre solo alle settimane di Coppa Davis”.

Secondo quanto dichiarato dal nuovo capitano azzurro, inoltre, la competizione avrà inizio a febbraio con i turni di qualificazione. Sarà un’edizione particolarmente frammentata sia nelle tempistiche che negli spazi, con undici giorni dedicati al rush finale e diverse città ospitanti. Ad oggi si conosce solo quale sarà la sede di semifinale e finale: Madrid.

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Aus Open: il punto della situazione tra Covid e privilegi

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Il Major di Melbourne è in piena crisi. Sono 10 i casi di positività al Covid registrati tra i partecipanti agli Aus Open. Due si sono aggiunti alla lista proprio oggi. Una notizia che non ci voleva e che ha sconvolto l’intero assetto organizzativo dell’Open australiano. La situazione, come ben sappiamo, non è delle più semplici. Il Paese viene fuori da una quarantena nazionale durata ben 7 mesi e attualmente le regole a cui sono sottoposti tutti i partecipanti al torneo sono molto ferree. Non sono mancate in proposito diverse lamentele per il trattamento privilegiato riservato ai top 3, ovvero Novak Djokovic, Rafael Nadal e Dominic Thiem. Il podio del grande tennis, assieme a staff e partner di allenamento, ha avuto la possibilità di trascorrere la quarantena pre Australian Open ad Adelaide, invece che Melbourne. Nell’immediato sono scattate numerose polemiche sia nell’universo sportivo che in quello mediatico. Ad Adelaide, ricordiamo, c’è anche l’azzurro Jannik Sinner, che ha l’opportunità di svolgere la sessione di preparazione con Nadal.

In merito a questo polverone mediatico, il serbo, n. 1 ATP, ha espresso dei chiarimenti, riguardanti soprattutto la sua posizione. “Alla luce delle recenti critiche nei media e social media riguardo alla mia lettera per Craig Tiley (direttore degli Australian Open) vorrei chiarire alcune cose. Le mie buone intenzioni per i miei colleghi a Melbourne sono state fraintese come egoistiche, difficili e ingrate. Ciò non potrebbe essere più lontano dal vero. Mi importa davvero dei miei colleghi…Per questo uso la mia posizione di privilegio per essere utile più che posso, quando e dove è necessario – afferma Djokovic -. Ho sempre avuto degli ottimi rapporti con Craig e rispetto e apprezzo tutto lo sforzo che lui mette nella realizzazione degli Australian Open per renderlo un posto in cui voler tornare ogni anno. Nel nostro scambio di mail ho sfruttato l’opportunità per discutere su potenziali miglioramenti che potrebbero essere fatti per i giocatori in totale lockdown a Melbourne. Ci sono stati alcuni suggerimenti e idee che ho raccolto dagli altri giocatori nella nostra chat di gruppo”.

Novak ha quindi precisato ulteriormente che non c’è nulla di egoistico nel suo atteggiamento. Tutti i suoi sforzi hanno avuto come solo ed unico obiettivo quello di aiutare tutti i giocatori, senza ledere nessuno. Infine ha ringraziato il Paese e tutto il complesso marchingegno organizzativo che c’è dietro agli Aus Open 2021.

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