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Calcio

Ascoli, un prezioso punto per la salvezza. La voce dei protagonisti

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REGGIO CALABRIA – L’incontro tra le due migliori compagini del girone di ritorno termina in parità, 2-2 dopo 94 minuti di gioco vivo e di grandi occasioni.

I calabresi passano in vantaggio al quarto d’ora: da un’azione d’angolo il cross di Di Chiara viene intercettato di testa da Cionek, tutto solo in area, che angola imparabile alla destra di Leali.

Al 21° c’è l’espulsione per proteste del tecnico bianconero Andrea Sottil.

Trascorrono cinque minuti e l’Ascoli usufruisce di un calcio di rigore per fallo di mano in area di Cionek nel tentativo di togliere la sfera a Dionisi.

Dagli undici metri va al tiro Sabiri ma Nicolas para.

I bianconeri non demordono e raggiungono il pareggio a quattro minuti dal riposo: Sabiri serve sulla sinistra Bajic che sferra un rasoterra imparabile che s’infila sul secondo palo. Undicesimo sigillo per il giocatore marchigiano.

Al terzo minuto della ripresa una perla di Sabiri ribalta la gara in favore dell’Ascoli ma un quarto d’ora dopo un colpo di testa di Montalto ripristina definitivamente l’equilibrio in campo anche se i bianconeri hanno diverse occasioni per ritornare in vantaggio.

Buona prova dell’Ascoli che guadagna un punto sul Cosenza, sconfitto sonoramente in casa del neopromosso e festante Empoli e aggancia il Pordenone, superato a domicilio 1-2 dalla Salernitana con un gol su calcio di rigore realizzato da Tutino al sesto minuto di recupero.

I bianconeri venerdì prossimo alle 14:00 riceveranno il Cittadella nell’ultima gara al “Del Duca” prima di recarsi al “Marcantonio Bentegodi” ospiti del ChievoVerona lunedì prossimo sempre alle 14:00.

IL TABELLINO

REGGINA – ASCOLI  2 – 2 (1 – 1)

RETI: 18′ Cionek (R), 41′ Bajic (A), 50′ Sabiri (A), 63′ Montalto (R)

REGGINA(4-2-3-1): Nicolas; Lakicevic, Cionek, Dalle Mura (81′ Stavropoulos), Di Chiara; Bianchi (57′ Denis), Crisetig (81′ Crimi); Rivas, Folorunsho, Liotti (57′ Bellomo); Montalto (70′ Edera). A disp.: Plizzari, Loiacono, Menez, Orji, Petrelli, Delprato, Chierico. All. Baroni.

ASCOLI (4-3-1-2): Leali; Pucino, Avlonitis, Quaranta, D’Orazio; Saric, Danzi (46′ Eramo), Caligara (82′ Mosti); Sabiri; Dionisi, Bajic (71′ Bidaoui). A disp.: Venditti, Sarr, Corbo, Cangiano, Parigini, Cacciatore, Kragl, Simeri, Charpentier. All. Sottil

ARBITRO: Abisso di Palermo

NOTE: Ammoniti Di Chiara (R), Bianchi (R), Eramo (A), Bajic (A), Dionisi (A), Caligara (A), Folorunsho (R). Al 21′ allontanato dalla panchina il tecnico dell’Ascoli Sottil per proteste. Al 27′ Nicolas (R) respinge il rigore calciato da Sabiri (A) per fallo di mano in area di Cionek (R). Rec. 1′ pt, 3′ st.


LA VOCE DEI PROTAGONISTI

Le dichiarazioni dei protagonisti raccolte dall’Addetto Stampa dell’Ascoli Valeria Lolli.

ANDREA SOTTIL

Al termine del pareggio ottenuto al Granillo con la Reggina, Mister Sottil ha commentato la prova dei bianconeri:

“Oggi abbiamo affrontato una Reggina reduce da sei risultati utili consecutivi, un avversario forte, fisico, una squadra che punta ai playoff e che tiene in panchina uno come Denis. Non posso che fare i complimenti ai ragazzi, l’Ascoli avrebbe meritato la vittoria, ma portiamo a casa un pareggio importantissimo, ottenuto su un campo difficile. I primi 10’-15’ non siamo partiti come altre volte, abbiamo subìto il gol avversario, ma poi ci siamo ribaltati in avanti, abbiamo avuto l’occasione del pareggio su rigore, ma può capitare di non realizzarlo; prima dell’intervallo abbiamo agguantato il pareggio. Nella ripresa siamo rientrati in campo per cercare il vantaggio e lo abbiamo trovato, poi abbiamo subito il 2-2 dei padroni di casa”.

Il tecnico bianconero ha dovuto seguire gran parte della gara dalla tribuna, a causa dell’allontanamento per proteste al 21’:

“Credo sia stata una espulsione ingiusta, che non mi spiego, ho solo detto al quarto uomo di dare una mano all’arbitro perché avevamo appena subìto un fallo netto, ma credo che il guardalinee abbia richiamato l’attenzione del direttore di gara, che mi ha espulso”.

L’Ascoli porta a cinque i risultati utili consecutivi, a testimonianza di un gruppo in costante crescita sotto tutti i punti di vista:

“Alleno questi ragazzi da quattro mesi, stiamo sempre insieme, sono evidenti la crescita mentale, la consapevolezza nei propri mezzi, la compattezza, l’idea di calcio, questa è una squadra che, anche nei momenti di difficoltà, è riuscita a reagire. Devo solo ringraziare i ragazzi, sapevamo che sarebbe stata dura, ma dobbiamo continuare ad essere concentrati sull’obiettivo, pensare a una partita per volta, senza fare calcoli matematici. Abbiamo la possibilità di centrare l’obiettivo con le nostre forze, ora dobbiamo cercare di recuperare bene, resettare tutto e creare i presupposti per fare una grande prestazione venerdì con il Cittadella, ci aspetta una finalissima”.

Contro la Reggina il tecnico ha sostituito Buchel e Brosco, squalificati, con Danzi e Quaranta:

“Danilo ha giocato una buona partita contro avversari scomodi, la Reggina ha un attacco fisico e spigoloso; Avlonitis ha stretto i denti, deve convivere con questo dolore al ginocchio. Danzi? Mi è dispiaciuto sostituirlo, ma era una lettura tattica, pativamo Folorunsho, così ho pensato di mettere in mezzo Saric”.

Su Bajic e Sabiri:

“Sono contentissimo per entrambi, stanno dando continuità alle prestazioni, così come Bidaoui, anche se in questo momento sto scegliendo più Bajic e Sabiri. Sono contento che si trovino, hanno realizzato due bellissimi gol. La rete di Bajic sembra semplice, ma in realtà è stata molto difficile. Sabiri? Oggi ha giocato da Sabiri, a tutto campo, ha fatto un assist e un gol straordinario”.


RAFFAELE PUCINO

Raffaele Pucino, capitano al Granillo di Reggio Calabria, ha parlato così al termine della gara:

“Sicuramente avevamo come obiettivo la vittoria, che oggi ci avrebbe fatto approfittare di alcuni risultati negativi delle altre, ma il punto ottenuto dà comunque continuità ai nostri risultati. Anche oggi siamo scesi in campo rispettando l’avversario, ma pensando a quello che avremmo dovuto fare noi e proprio questo atteggiamento è stata la nostra forza negli ultimi tempi. Anche oggi abbiamo dimostrato di avere carattere, questa squadra è riuscita a riprendere tante partite, anche vincendole. E sapevamo che per tirare fuori il carattere c’era bisogno degli uomini prima ancora che dei calciatori. Oggi nei primi minuti abbiamo subìto un po’ l’aggressività della Reggina, ma dopo il gol siamo riusciti a reagire – cosa non facile, soprattutto dopo il rigore sbagliato – e a pareggiare e poi ad andare in vantaggio. Sul secondo gol dei padroni di casa potevamo fare qualcosa in più, ma ci sono sempre gli avversari. Domani analizzeremo l’azione col Mister. Bajic e Sabiri? Sono due giocatori importanti, lo dimostrano sempre, ma dietro a loro c’è un grande lavoro di squadra. Quando Sabiri non ha realizzato il rigore, tutti in campo abbiamo cercato di dargli serenità, dicendogli di stare tranquillo e ha risposto con un assist e un gol che in B si vede raramente”.

Il terzino bianconero ha parlato anche della crescita del suo reparto:

“La difesa è cresciuta tanto, siamo riusciti a non subire gol contro due corazzate come Empoli e Monza, chiunque giochi fa bene, ha la fiducia del Mister e della squadra e questo è importante. Giocando molto spesso tanti stanno stringendo i denti per questo finale di stagione perché ognuno di noi sa che c’è in palio un obiettivo troppo importante”.


DANILO QUARANTA

Tornato in campo dal 1’ al centro della difesa, Danilo Quaranta si è detto soddisfatto del pareggio e della prova della squadra:

“Giochiamo sempre per vincere la partita, ma va detto che oggi è arrivato un punto importante contro una squadra forte. Sapevamo che la Reggina avrebbe impostato la gara sulla battaglia e l’agonismo, ma ne siamo venuti fuori con una prova di carattere, quello che la nostra squadra sta dimostrando di avere da un po’ di tempo e che fa sì che chiunque venga chiamato in causa dia il proprio contributo come se stesse giocando una finale. E’ questa la nostra forza, ognuno si sente parte integrante del gruppo e spesso chi subentra risulta essere decisivo. La squadra oggi è riuscita a ribaltare il risultato anche se poi siamo stati ripresi, non abbiamo accusato il colpo neanche dopo aver sbagliato il rigore, il non mollare mai è parte di noi e del popolo ascolano, che conosco bene perché sono ad Ascoli da un po’”.

Il difensore al Granillo è tornato in coppia con Avlonitis al centro della difesa:

“Avevamo giocato insieme già contro il Pescara. Avlo ha stretto i denti, aveva un fastidio che si porta dietro da un po’, ma è riuscito a dare il meglio di sé dando un grande contributo, mi trovo bene con lui, abbiamo un rapporto speciale: nonostante siamo ‘concorrenti’ per lo stesso ruolo, ci aiutiamo a vicenda, lui è il primo che vado a cercare dopo una gara e lui fa lo stesso con me. Non è importante chi gioca dei due, l’uno è contento per l’altro”.

Sulle ultime due partite di campionato:

“Siamo ormai alla fine e quando dipende tutto da te è molto bello e stimolante, non hai l’assillo di pensare alle altre squadre. Questo ci responsabilizza perché siamo padroni del nostro destino, sappiamo che venerdì possiamo chiudere il campionato”.


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Calcio

Boniperti, una vita nel calcio: il ricordo della Juventus

La storia e i trionfi di un giocatore e di un Presidente

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Boniperti, una vita nel calcio. Questo il comunicato ufficiale della Juventus.

E’ la notizia che non avremmo mai voluto darvi.

Oggi, 18 giugno 2021, salutiamo per sempre Giampiero Boniperti, che si è spento a Torino, all’età di 92 anni: ne avrebbe compiuti 93 fra pochi giorni, il prossimo 4 luglio.

La commozione che in questo momento tutti noi stiamo provando non ci impedisce di pensare con forza a lui, a tutto ciò che il Presidentissimo è stato e sarà per sempre nella vita della Juventus.

Una figura indelebile, che da oggi si consegna al ricordo, perché sui libri di storia del calcio ci è finita già da tempo.

Perché quando esprimi un pensiero, e quel pensiero diventa parte del DNA della società a cui hai dedicato la vita, vuol dire che il tuo carattere ne è diventato identità e modo di essere. Per sempre.

Giampiero Boniperti, il campione che contribuì a fare scordar presto la guerra ai tifosi bianconeri («con la sua gentilezza e la sua classe prendeva in pugno la Juventus post-bellica, ed assieme ad essa partecipava a ridare luci di speranza per l’avvenire», scrisse Hurrà Juventus nel 1966) ha un curriculum calcistico che tutti conoscono.

Un giorno della primavera del 1946, a diciotto anni non ancora compiuti, partì da Barengo (dove nacque nel 1928) e venne a Torino per sostenere l’usuale provino nella Juventus. Era un calcio di pionieri, romantico e spensierato.

«Palpitava per i colori bianconeri e voleva diventare juventino», riporta il primo profilo sul magazine bianconero; il ragazzo ne avrebbe fatta, di strada. Quasi un anno dopo, al principio di marzo del 1947, Boniperti esordì in Prima Squadra contro il Milan, in un campionato che la Juve chiuse al secondo posto dietro a un imprendibile Torino. L’anno dopo Vittorio Pozzo già lo vestiva d’azzurro, a Vienna, contro l’Austria, dove si distinse inizialmente come ala destra di valore mondiale, poi come interno al fianco di Muccinelli nella Coppa Rimet (1950). Posizione che assunse – mattatore e regista allo stesso tempo – anche alla Juve, progressivamente, a partire dalla seconda metà degli anni ’50. Gli anni dei tre nomi, Boniperti, Charles, Sivori. Tre icone.

Migliore in campo, autore di una doppietta nella mitica partita di Wembley tra l’Inghilterra ed il Resto d’Europa (ed unico italiano al fianco di Nordahl, Vukas, Kubala, Zebec), Boniperti è stato centravanti di razza, dallo scatto possente e dal tiro forte.

Divenne capocannoniere in Serie A nel 1947/48, a neanche 20 anni, con 27 reti segnate. Fu il preludio al suo primo Scudetto (di cinque) con la maglia bianconera indosso, quello del 1950, il suo preferito.

Fu giocatore raffinatissimo, eppure micidiale. Tra Boniperti e il pallone c’era accordo su tutto. Era come se la sfera cercasse lui, e non viceversa, in quei punti del campo che lui solo pareva conoscere. Una volta confessò: «Quando ero più giovanottino, la porta era sempre larga per me ed i gol entravano uno dietro l’altro. Io tiravo ed era gol. Quando divenni adulto come giocatore, quindi più completo, la porta si fece più stretta. Evidentemente, dipese dal fatto che ci tenevo a fare il gol potente, col pallone che parte e non si vede più».

Preferiva essere l’ispiratore ed il regolatore del gioco, l’elemento base, il perno di tutto un congegno, la leva che metteva in moto il meccanismo. Svincolava il gioco dal fatto personale. E così sarebbe stato anche in futuro, quando alla Juve tornò da dirigente.

Chiuse la carriera nel 1961, da Campione d’Italia, a quota 179 reti. Aveva 33 anni, e appese le scarpe al chiodo con un cerimoniale semplice: «Ragazzi, smetto».

Temperamento inflessibile di un galantuomo estroverso in campo, rigorosissimo fuori.

Nel luglio 1971 iniziò per la Juve una seconda Era Boniperti: dopo gli anni da giocatore, quelli al timone del club, questa volta Presidente.

B come Boniperti, B come big. Con lui al timone, la Juve diventerà una grande, grandissima squadra europea e mondiale. Arriveranno Scudetti, sì, ma soprattutto le Coppe, continentali ed intercontinentali. Sedici allori nella bacheca di quella che divenne l’unica squadra ad aver vinto per prima tutte le competizioni UEFA.

Dirigente sorridente, prudente e riservato, è «stato il creatore di un collettivo in campo e fuori, fatto di professionalità, senza divi e senza fenomeni da baraccone. La Juve del lavoro e del sacrificio» (Hurrà Juventus, 1980). La Juve recuperata alla semplicità, fatta a somiglianza del suo Presidente. Una Juve che non voleva dire solo gioventù, ma divenne, una volta e per sempre, sinonimo di vittoria.

In questi ultimi anni è sempre stato vicino alla sua Signora. Il momento forse più toccante dell’inaugurazione dello Stadium è stato proprio quando, quell’8 settembre 2011, si è diretto verso una panchina al centro del campo, al fianco di un’altra leggenda bianconera, Del Piero, l’unico in grado di segnare di più di lui.

Scelse di raccontarci, in quell’occasione, il suo primo incontro con la Juventus. Si emozionò. E ci fece emozionare tutti.

«La mia vita nella Juventus», disse quel “settimino”, come era stato definito dopo aver segnato sette gol in amichevole ed essere stato subito messo sotto contratto dalla società bianconera, «è iniziata il 4 giugno 1946, e dopo 65 anni sono qui per abbracciarvi tutti, farvi i miei auguri e riportare ai giocatori la frase scritta su uno striscione, poco tempo fa. Vincere non è importante, ma è l’unica cosa che conta».

Lassù, ora, c’è un’altra stella nel firmamento bianconero che brilla a mostrarci la rotta: quella di Giampiero Boniperti, che ha speso una vita con la Juventus, per la Juventus, e che ha saputo sempre indicarle la via.

Grazie di tutto. Buon viaggio, Presidentissimo.

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Europei

Euro2020, le partite del 18 giugno

Tre incontri: alle 15, alle 18 e alle 21

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Euro2020, le partite del 18 giugno. Ricordiamo che le radiocronache potranno essere seguite su Rai Radio 1, Rai Radio 1 sport (sul web) e RTL 102.5.

Si parte alle ore 15

Svezia-Slovacchia in diretta su Sky Sport Football (satellite, digitale terrestre e internet) e Sky Sport 251 (satellite e internet)

Telecronaca Sky di Antonio Nucera

Secondo incontro alle ore 18

Croazia-Repubblica Ceca in diretta su Sky Sport Uno e Sky Sport Football (satellite, digitale terrestre e internet) e Sky Sport 251 (satellite e internet)

Telecronaca Sky di Pietro Nicolodi

In serata alle 21

Inghilterra-Scozia in diretta su Rai1, Sky Sport Uno e Sky Sport Football (satellite, digitale terrestre e internet) e Sky Sport 251 (satellite e internet)

Telecronaca Rai di Luca De Capitani e Manuel Pasqual.

Telecronaca Sky di Massimo Marianella, commento Massimo Ambrosini, inviato Filippo Benincampi.

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Lega Pro

B(entornata) Alessandria! I grigi di nuovo in B dopo 46 anni

Al termine di una doppia finale all’insegna dell’equilibrio e delle porte inviolate, ci vogliono i rigori per decretare chi, tra Alessandria e Padova, sarà l’ultima squadra a salire in cadetteria. La spuntano i grigi, dentro le mura amiche dello storico Moccagatta e dopo 46 anni, tornano in B

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L’ultima volta che il Moccagatta, dedicato all’ex sindaco Giuseppe Moccagatta, nel 1946 dopo la liberazione italiana dalle imposizioni fasciste, respirò aria di serie B, era il 26 giugno del 1975.

A Reggio nell’Emilia, si consumò lo spareggio contro la Reggiana, perso per 2 a 1. Era l’Alessandria di mister Anselmo Giorgelli e che tra le sua fila aveva anche Edj Reja.

Stop. Poi, il pane durissimo della C, l’onta delle serie minori e quella specie di mito di Sisifo da sopportare: giù a costruire il suo masso, salvo poi vederlo rompere dagli eventi.

Aveva ragione Eduardo Galeano: gli stadi vivono di memoria propria, serbano momenti e preparano sorprese.

Il Moccagatta, che ha visto giocarci dentro un giovane Gianni Rivera, voleva che l’orso grigio tornasse in B tra le sue mura, sul proprio terreno di gioco.

Il sorteggio, ha voluto che la gara decisiva, si disputasse proprio nel tempio antico e sempre nuovo del Moccagatta. E così è stato, al termine di 180 minuti dove tra i grigi ed il Padova, la situazione, permaneva, quasi incessantemente, a reti bianche.

Ci sono voluti i rigori, ci è voluto il pubblico amico, per spingere l’orso grigio in cadetteria.

La squadra piemontese, dal 2013 guidata da Luca Di Masi, fece parlare di sé , quando, nel 2016, riuscì prima ad eliminare Palermo e Genoa e Spezia e poi andò a giocarsi a San Siro, contro il Milan, la semifinale di Coppa Italia.

Un anno più tardi, ecco la finalissima di Lega Pro, l’ultima prima di questa, per salire, anche in quella circostanza, in B.

A Firenze, però, in gara secca, il 17 giugno 2017, la formazione allora allenata da Pillon, che era subentrato a Braglia, si fece emozionare dal miedo escenico scatenato dall’avversario, il Parma, che salì poi in B.

A distanza di quattro anni esatti, ecco questa finale, giocata con la formula del doppio confronto.

I grigi, questa volta, non sbagliano e dal loro aeroporto del Moccagatta, prendono il volo per la B.

E’ questa l’Alessandria di mister Moreno Longo, arrivato a testa bassa a gennaio al posto di Gregucci, del tuttocampista dai mille polmoni Mustacchio, di Stanco, Pisseri, Euesepi, Arrighini.

Come se il Moccagatta, avesse scelto, esso stesso, di riportare i suoi grigi a riveder le stelle.

Bentornata! Alessandria, Ascoli, Como, Lecce, Monza, Parma, Ternana e tante altre: in B, l’anno prossimo, ne vedremo delle belle.

Al termine di una doppia finale all’insegna dell’equilibrio e delle porte inviolate, ci vogliono i rigori per decretare chi, tra Alessandria e Padova, sarà l’ultima squadra a salire in cadetteria. La spuntano i grigi, dentro le mura amiche dello storico Moccagatta e dopo 46 anni, tornano in B

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